Si chiama Penguins Love To Rock, ed è un progetto tutto nuovo che nasce dalle ceneri di Kronic. Visita, commenta, partecipa!
username: password: Registrazione
Condividi

Whiplashinserisci questo disco tra i tuoi preferiti

Unborn Again

di Stefano Biondi ~ 29/01/2010
Continua la sagra dei ritorni non indispensabili

La scena thrash statunitense a cavallo tra anni Ottanta e Novanta si è popolata di una quantità di formazioni davvero notevole, non stupisce quindi come tale messe di proposte spaziasse sui più vari livelli qualitativi. I Whiplash, che con il nome omaggiano i "maestri" Metallica, persi in mezzo a tante dimostrazioni di talento non sono mai riusciti ad andare più in là dello status di onesti manovali dalla musica. A supporto di quest'affermazione posso dire che benchè i loro primi due album Power And Pain, Ticket To Mayhem abbiano goduto di un minimo di considerazione all'epoca, io mi ero quasi scordato di averli nella mia collezione...

La formazione da sempre ricca di nomi italoamericani stavolta lascia spazio dietro al drumkit al redivivo Joe Cangelosi, ovvero l'unico batterista che abbia ma registrato un disco dei Kreator (il cattivissimo Cause for Conflict) oltre allo storico "Ventor" Reil. Non possiamo dire che qui il buon Joe abbia avuto chissà quali occasioni di sfoggiare acrobazie strumentali, la proposta degli americani resta improntata sulla semplicità, come mostrano le iniziali Swallow the Slaughter e Snuff. Si tratta quindi di un lavoro destinato ad affogare nella mediocrità? Non proprio, perchè i Whiplash, pur nella limitatezza dei loro mezzi tecnici, qualche cartuccia da sparare ce l'hanno. I riff old-fashioned di Float Face Down e Pitbulls in the Playground funzionano. I ritmi rallentati di brani come Hook in Mouth fanno pensare come il precedente Thrashback (1998) fosse complessivamente migliore. D'altra parte sono passati ben 12 anni (brrr...) dall'ultima uscita in studio e tra i fondatori è rimasto il solo Tony Portaro a tirare la carretta. Ad accompagnare queste riflessioni arrivano l'arrembante I Got the Fire, miglior pezzo del disco (ma cover dei Montrose!), e la sparatissima Feeding Frenzy a chiudere le danze, e con esse la mia sufficienza.

Che non siano indispensabili l'ho dichiarato in apertura, ma qualche fan in crisi d'astinenza sarà comunque lieto di ascoltarli dopo tanti anni di silenzio.

Di recente, nello stesso genere:

Artillery
When Death Comes
Atheist
Unquestionable Presence- Live at Wacken
Revocation
Existence Is Futile
Edema
Default

Esprimi il tuo voto:

si dice sul forum...

Aggiungi un commento:


Creative Commons License