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Semplicità crepuscolare

Semplicità crepuscolare

Sara Lov, in fuga solitaria ( o quasi...) dai Devics, esalta se stessa.

di Marco Delsoldato ~ 17/04/2009
chi
Sara Lov
testuali parole
"All’inizio è come se mi guardassi allo specchio senza trucco. Quella che scrive sono io, nessuno potrà mai fare altrettanto"

Sara Lov nuda, senza la griffe Devics a coprirla. Con Dustin O’Halloran ad accompagnarla solo in alcuni brani, lasciandole l’intero palco a disposizione. Ed esaltandola, per sottrazione, perché se potrebbe apparire mistificatorio parlare solo oggi dell’effettivo valore di Sara, risulta necessario dover annunciare la qualità assoluta di una proposta paradigmatica nel narrare il dream folk (pop) più sincero e attuale, fra semplicità e malinconia soffusa. Insomma, una roba da applausi.


Quando ci eravamo visti per l’ultimo album dei Devics, Push The Heart, mi avevi accennato ad un potenziale progetto parallelo. Oggi questo progetto si è concretizzato e non sembra affatto una stravaganza. Come percepisci il tuo lavoro da solista?

Sì, all’epoca poteva esserci qualche idea, ma nulla di definito. In realtà il mio interesse si rivolge sempre e solo alla musica. Quando Dustin (O’Halloran, l’altra metà dei Devics, ndi) ha iniziato ad avere un notevole successo con la sua musica per pianoforte si è, ovviamente, concentrato molto su questo aspetto. Ed io sentivo la necessità di fare qualcosa, non potevo restare con le mani mano. Alla fine è arrivato Seasoned Eyes Were Beaming. Ma sia io che Dustin siamo convinti di continuare con i Devics, vogliamo fare un nuovo album. Solo che ora siamo troppo impegnati nei rispettivi progetti solisti. 

Che diversità trovi fra il tuo lavoro nella band ed in quello solista?

In realtà credo che la differenza concreta sia riferibile alla semplicità, senz’altro maggiore nel mio lavoro solista. Poi ci sono cambiamenti ovvi: nella band mi dedico quasi interamente ai testi, qui ho pensato anche alla musica, tranne per i tre brani realizzati con Dustin. Quelli, alla fine, potrebbero anche essere pezzi dei Devics. Inoltre, in questa occasione, ho avuto la possibilità di rapportarmi con svariati musicisti, bravissimi, ma la scelta finale, in ambito creativo, era sempre e solo mia. 

Seasoned Eyes Were Beaming: è un progetto organico o una raccolta di canzoni che avevi nel cassetto da anni?

Alcune canzoni sono vecchie: TouchedFrankie e Why Can’t I Be (presente nell’Ep The Young Eyes) hanno diversi anni, ma non le ho mai sentite riferibili ai Devics. Il resto dei brani sono stati scritti quando ho deciso di fare il disco. L'incontro con Zac Rae è stato decisivo nel far diventare il progetto una realtà. Questo è accaduto circa due anni fa. Molto tempo, certo, ma considera che all’inizio non avevo un’etichetta a cui appoggiarmi e nessun budget concreto sul quale poter fare affidamento. Così siamo andati con passo lento, lavorando solo quando Zac ed il suo studio erano liberi da impegni. L’etichetta è arrivata ad album finito. 

Hai una canzone preferita nell’album?

Non ancora, ma se me lo chiederai fra qualche mese potrei darti una risposta precisa. Sono molto orgogliosa di tante canzoni, mentre su alcune, oggi, ho qualche dubbio. Ma è questione di un momento: credo siano tutte uscite come dovevano. Le ho lasciate andare senza alcuna remora. 

Raccontaci l'iter lavorativo di questi due anni…
Alla fine è stato un anno e mezzo di lavoro vero e proprio,. Penso che per un eventuale secondo disco farò molto più in fretta. Non ci saranno problemi per la casa discografica e con Zac il rapporto si è consolidato. Alla fine dovrò solo scrivere le canzoni…Ed il problema è che io sono una scrittrice molto lenta, mi occorre del tempo e non posso definirmi particolarmente prolifica. Raccolgo tante idee, le conservo e solo in un secondo momento arriva il brano. Il mio modus operandi parte sempre dalla musica, quindi tocca alla melodia. Il testo, pur importante, arriva solo per ultimo. Il ruolo del testo, dal mio punto di vista, è quello di tradurre in parole la musica. 

Fra arrangiamento, melodie e testo, dunque, non hai particolari preferenze...

No, sono tutti aspetti fondamentali. Se ne mancasse uno la canzone crollerebbe. Non potrei realizzare, o anche solo ascoltare, della musica con qualche carenza a riguardo. 

Quindi come descriveresti il tuo rapporto col testo? A pelle direi che spesso tocca temi intimi, quasi autobiografici…

Hai completamente ragione. All’inizio è come se mi guardassi allo specchio senza trucco. Quella che scrive sono io, nessuno potrà mai fare altrettanto. Poi, solitamente, a canzone finita mi rapporto con gli altri, faccio ascoltare il tutto a persone fidate…è importante ma difficile. Sono molto vulnerabile quando scrivo, l’intimità è assoluta. 

Arriveresti a dire che la musica influenza la tua sfera privata?

Sì, senza alcun dubbio. La musica è la cosa più importante che mi circonda e non posso fingere altrimenti. Prima di essere una musicista sono una fan, scoprire nuova musica da amare è una vera e propria passione. Il tutto diventa la colonna sonora della mia vita. E questo si rapporta anche col mio lavoro. Devo scrivere, devo esibirmi live. Il disco solista risponde, come ti ho accennato, anche a questa esigenza. Non potevo aspettare. 

Da ragazza quali gruppi amavi particolarmente? 

Il primo vero amore sono stati gli Smiths. A ruota i Cocteau Twins, Billie Holiday, Violent Femmes, Tom Waits. Ma anche Nick Cave... PJ Harvey ed i Radiohead. E potrei andare avanti per ore. Ho avuto la fortuna di incontrare Johnny Marr e, tramite Bella Union, di essere a stretto contatto con Simon Raymonde. Lo ritengo un onore. 

Ed oltre alla musica cosa ti influenza?

Film e libri sono sempre stati una grande fonte di ispirazione. Ed il viaggio in se stesso.

Sei di Los Angeles…città che, a sensazione, non si abbina molto bene all’intimità di cui parlavamo prima..

Capisco possa sembrare così, ma è un’idea sbagliata. Ho vissuto molto tempo a Los Angeles e la sento come casa mia. Certo, uno pensa a questa città come ad un luogo straordinariamente superficiale, lustrini e paillettes, Holliwood e tutto quello che gli gira intorno…Non è così: qui vi è un’incredibile comunità d’artisti, musicisti e persone meravigliose, ben distanti da quella Los Angeles da prima pagina che è sotto gli occhi di tutti. L’intera industria musicale non ha nulla a che fare con la mia vita e con quella di molti altri...Alla fine L.A. è un posto come tanti e, come tanti posti, può essere splendido. Poi, spero di poter fare musica indipendentemente dalla città in cui vivo... 

Hai un rapporto speciale anche con l’Italia...

Sì, certo! Nel 2001, all’epoca di un tour con i Devics, siamo stati in Italia per la prima volta. Poi ci siamo tornati e sono aumentati anche i rapporti personali, grazie ai quali sono nate diverse amicizie. Ed abbiamo pensato che, essendo ancora abbastanza giovani, poteva essere l’occasione per vivere del tempo fuori dagli Stati Uniti. Era un’occasione da non perdere e per fortuna l’abbiamo colta, trasferendoci da voi. Non lo dimenticherò mai. L’Italia è ormai una parte di me. E della mia musica. 

Esulando dal discorso musicale quali sono le tue altre passioni?

Adoro lavorare con le mani: dipingere, fare piccoli lavori artigianali, cucire…ma anche cucinare ed occuparmi del mio giardino. Poi amo andare in giro per la campagna col mio cane. 

Ti lascio ringraziandoti per la consueta disponibilità. Ultima domanda doverosa: il futuro prossimo? Sara Lov? I Devics?

Grazie a te, davvero. Sinceramente ritengo più vicino un nuovo disco solista, sempre per gli impegni miei e di Dustin di cui ti accennavo prima. Però vorremmo fare un nuovo album come Devics. Questo è sicuro, ci servirà solo il tempo necessario.

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