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Uomini nudi e travestiti

Artwork e metallo. Perchè il rock è roba da duri... vero?

di Francesco Eandi ~ 07/12/2008

Si dice che un trasloco non può dirsi ultimato fin tanto che l’ultima cassa, faticosamente assemblata tra le vecchie mura, non è stata riaperta e il suo contenuto diligentemente risistemato sotto il nuovo tetto.

Se è così, temo che il mio trasloco duri qualche anno ancora. Eppure, la ricollocazione della mia collezione di dischi, cassette, cd e dvd segna già un buon punto nel processo di completamento delle grandi manovre migratorie.

Mi è capitato così di riprendere in mano dischi di cui ben ricordavo il contenuto, ma il cui artwork avevo dimenticato. O freudianamente rimosso. Dischi che a giudicarli solo dalla copertina, un perfetto estraneo al mondo del rock potrebbe farsi delle idee un po’ strane, e chiedersi…

“Ma chi sono questi imbecilli?”

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Manowar – Into Glory Ride

Se non si può negare che questo disco sia un classico del metal, non si può neanche sottovalutare le difficoltà che deve aver vissuto Eric Adams nello spiegare a suo figlio come mai nel 1983 si è fatto ritrarre con i moon boot di pelo insieme a tre comparse di “Conan il barbaro”. Scott Columbus, appollaiato sulla batteria, appare perplesso.

“…davvero ti piace solo come suonano?”

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Manowar – Anthology

Nonostante una fama di implacabili sciupafemmine, qui la band passa dalle mutande di pelo al look da culturisti gay. Con l’eccezione, per quanto possibile, di Scott Columbus, che infatti appare sempre più perplesso.

Il figlio di Eric Adams pare abbia zittito il padre con un “…ti voglio bene comunque, papà”.

“Ma pure i travestiti! ‘annamo bene…”

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Bon Jovi – Bon Jovi

Un irsuto Jon Bon Jovi viene ripreso fintamente di sorpresa mentre sullo sfondo un travestito mostra un metro e sessanta di coscia (l’altezza di Bon Jovi stesso con i tacchi). Qualcuno maligna si tratti in realtà di Ritchie Sambora a fine turno.

“Figliolo. C’è per caso qualcosa che devi dirmi?

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Poison – Look What The Cat Dragged In

Per quegli stani paradossi dell’industria dell’intrattenimento, il glam metal degli anni Ottanta prescriveva per ogni aspirante rockstar un look da puttanone di periferia. I Poison non facevano eccezione, e Brett Micheals e le sue groupies si scambiavano in allegria rossetti, rimmel e tanta, tanta lacca per i capelli. Contribuendo così a nuove strategie marketing nel settore cosmetico (e slogan del tipo “il fondotinta per tutta la famiglia!”), e ovviamente alla crescita a dismisura del buco nell’ozono.

“Ah, meno male, finalmente qualcosa di virile!”

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Rob Halford – Resurrection

Harley Davidson, giubbotto di pelle e occhiali scuri. Rob Halford è perfettamente a suo agio nei panni dell’icona heavy metal che ha rappresentato e che continua ancora oggi a rappresentare, anche dopo essersi dichiarato gay…

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