username: password: Registrazione
Condividi
Meglio tardi che mai

Meglio tardi che mai

Alessandro Bovo, voce e chitarra degli Overmood, c’illustra le radici, le prospettive e i retroscena di un progetto vincente.

di Roberto Paviglianiti ~ 12/12/2007
chi
Overmood
testuali parole
"Contrariamente alla tendenza generale dei gruppi rock che si contaminano d’elettronica per sperimentare, il nostro percorso è stato inverso, diciamo dal breakbeat ai Pixies!"
E’ una di quelle band che non passano inosservate. Uso intelligente dell’elettronica, bella miscela di suoni e modernità consapevole, dall’incedere rapido, fulmineo, ritmato. Gli Overmood si scusano per gli imprevisti che ne hanno ritardato l’ascesa e mettono sul piatto le carte giuste per essere considerati una delle realtà più ficcanti e interessanti dell’anno.
“Sorry for the Setbacks” è la giusta sintesi di un lavoro di sperimentazione mirata, senza fronzoli, che raggiunge l’obiettivo senza titubanze e che può seriamente rappresentare il trampolino verso la giusta consacrazione.



Il vostro sound è molto originale e difficilmente riconducibile a sonorità ben definite. Come riuscite a mettere insieme la fondamentale componente elettronica con la vostra parte più rockeggiante rimanendo in equilibrio stilistico?
Fare confluire il pop-rock nell`elettronica è stato istintivo così come lo è stato usare un computer, campionamenti e auto-campionamenti per suonare. È un`attitudine che deriva da alcuni anni passati nell`hip-hop e più tardi nell’ascolto di musica elettronica. Solo da questo punto in poi è nato l’interesse e la curiosità per il rock indipendente americano e, di conseguenza, la voglia di provare a costruire qualcosa di simile ma con synth, sample e batteria elettronica. Ovvero con gli stessi strumenti di sempre. Contrariamente alla tendenza generale dei gruppi rock che si contaminano d’elettronica per sperimentare, il nostro percorso è stato inverso, diciamo dal breakbeat ai Pixies!

Quanto è stato difficile innestare altri due componenti (basso e chitarra) su un duo propriamente elettronico già collaudato e affiatato?
Non è stato facile far convergere gli interessi in un progetto comune, per questo fino a poco tempo fa ci consideravamo un duo e non una band al completo. Almeno fino all`inserimento di Andrea e Riccardo che, per fortuna, non condividono con noi il 100% degli ascolti. Io e Matteo ci conosciamo da moltissimo tempo ed abbiamo finito per livellare i nostri gusti, anche se spesso abbiamo dovuto discutere molto sui singoli suoni del disco prima di prendere una decisione definitiva.

“Sorry for the Setbacks” è passato attraverso molte fasi compositive oppure avevate tutto in mente ed è bastato entrare in studio e registrarlo?
Il disco è nato da lunghe serate invernali passate nella nostra saletta sotterranea con pc, stereo e chitarra a smontare e rimontare pattern con frammenti di batterie, synth, chitarre, a definire effetti, a strutturare i brani e a registrare demo. Siamo arrivati in studio con i provini dei brani e le parti già completamente definite. Nonostante ciò il risultato finale ha risentito molto e positivamente del lavoro in studio, ci siamo concentrati molto sulla produzione.

C’è qualche cosa che avreste voluto aggiungere o togliere, oppure pensate pienamente che sia un cavallo vincente?
Con il passare del tempo è abbastanza naturale rendersi conto delle molte altre possibilità che avremmo potuto sfruttare... ma questo non significa avere rimpianti di alcun genere, il lavoro ci soddisfa ancora e non poteva che uscire così in quel periodo! Nessun pezzo tra quelli previsti è stato escluso. Dal vivo ci sentiamo liberi di reinterpretare i pezzi e di risuonarli in modo diverso, lasciando spazio all`improvvisazione strumentale.

Rico degli Uochi Tochi dietro al mixer e all’intero progetto Overmood. Quanto e in che modo vi è stato d’aiuto per la realizzazione dell’album e l’assemblaggio dei brani?
Rico c’è stato di grande aiuto: ha subito capito quello che volevamo fare e quale importanza doveva avere la parte ritmica. È stato un lavoro di potenziamento e di definizione di un suono pulito, secco e potente. Per quanto riguarda l’assemblaggio dei brani, come dicevo poco fa il disco era già in buona parte abbozzato nei provini.

Emerge durante l’ascolto di ogni track una certa urgenza espressiva. I pezzi entrano subito nel vivo senza grandi introduzioni. E’ il vostro solito modo di esprimervi o questo fattore è dovuto dall’eccitazione del momento?
Anche questa è una domanda che fa riflettere sul passato... probabilmente si tratta di un retaggio che ci portiamo dietro dall’hip-hop: brevissimo intro, strofa, ritornello, strofa! Senza troppo respiro tra un momento e l’altro.

Colpisce il vostro modo di sviluppare la traccia. Musica che non è mai ferma su binari delineati, ci sono sterzate improvvise e accelerazioni repentine. Chi è di voi l’artefice di questo linguaggio asimmetrico che dà una bella sensazione di moto continuo?
Le basi del disco sono mie e di Matteo. L’asimmetria è una tentazione alla quale abbiamo voluto cedere qualche volta sia nell’andamento delle basi sia nella struttura dei testi, come in “The Mockery”. La tendenza è quella di costruire due atmosfere diverse e complementari che si alternano tra strofa e ritornello facendo molta attenzione ai cambi di tempo. Ora che ci penso è una caratteristica che riscontro spesso nei dischi che ascoltiamo di più.

Si deduce una gran gavetta d’ascoltatori e ricettori musicali. Chi è l’artista che più d’ogni altro v’ispira?
Ti posso fare alcuni nomi random di band che ascoltiamo molto, anche se non sono sempre ricoducibili agli Overmood: Pixies, Modest Mouse, Built to Spill, quasi tutto dei fratelli Kinsella, Daft Punk, Mr. Oizo, Ratatat, Cornelius, Gangstarr, qualcosa della Ed Banger...

Avete in mente di portare degli accorgimenti al vostro suono, magari con una sezione ritmica più pesante, o pensate di continuare sfruttando le possibilità di un`elettronica più "leggera"?
Ora non saprei rispondere, stiamo raccogliendo idee e riscontri nell`attesa di nuove registrazioni. Nel disco abbiamo preso spunti diversi da produzioni diverse cercando di evitare il crossover posticcio, come accade spesso quando si avvicinano rock ed elettronica. “Sorry for the Setbacks” suona come una rilettura giocattolosa dei nostri ascolti.

Che vi piacerebbe fare da grandi? Avete già in mente quale sarà la direzione da prendere per arrivare ad un secondo disco che sicuramente susciterà attese e curiosità?
L`età media è di 22 anni: qualcuno di noi ha già un lavoro quindi è già grande. Per ora vorremmo suonare moltissimo dal vivo. Abbiamo scoperto nuove possibilità interessanti riarrangiando quello che c`è nel disco, cercheremo di concentrarle in un ep nel 2008 che “sicuramente susciterà attese e curiosità” (grazie per la fiducia!).

si dice sul forum...

Aggiungi un commento:


recensioni

Overmood
Sorry for the Setbacks
(2007)
Creative Commons License