Rolex: perchè il mercato del secondo polso continua a salire?

Il mercato del secondo polso continua ad alimentarsi di anno in anno, alcuni stentano a capirne i motivi. Proviamo a fare chiarezza.

Rolex
Rolex (Pixabay)

Viviamo un periodo storico dove è davvero difficile capire come ed in che modo spendere i proprio soldi. L’emergenza Coronavirus ha ovviamente spiazzato l’economia mondiale, rendendo difficile andare oltre la spesa che riguardi soltanto generi di prima necessità.

C’è incertezza tra le persone, e questo ovviamente condiziona tutto il sistema che da mesi sta zoppicando e che rischia di implodere da un momento all’altro. E cosi i beni definiti “secondari” sono appunto finiti in secondo piano, ed anche guardare ad un nuovo smartphone oppure ad un oggetto lussuoso per la propria persone diventa difficile.

I produttori non sanno cosa fare, se produrre o meno, se quello che verrà inserito sul mercato alla fine verrà consumato, e cosi non è solo incertezza del consumatore ma anche da chi produce questi beni.

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Il mercato parallelo

Mercato parallelo
Mercato parallelo (Pixabay)

Proprio in questi momenti emerge il solito problema, quello del mercato nero, il parallelo, che mette ancora più in ginocchio l’economia, togliendo introiti alle aziende e spesso e volentieri attirando in un buco nero consumatori che pensano all’affare e che invece finiscono in uno strano vortice di consumi illeciti.

Parliamo ovviamente di qualsiasi cosa: dalle scarpe all’abbigliamento, passando per bigiotteria ed anche tecnologia. Tutto termina su un sistema incontrollato e che costantemente attira utenti da tutto il mondo in un mare apparentemente calmo ma che nasconde tante, troppe insidie.

Qualcuno maligna. C’è chi pensa che siano le stesse aziende a permettere che tutto questo possa vivere anche grazie ad una collaborazione tacita, dove i produttori originali trarrebbero vantaggio. Soprattutto quando il mercato nero aumenta i costi e la spesa, facendo leva sul desiderio delle persona di accaparrarsi un proprio desiderio.

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Il caso Rolex

Rolex
Rolex (Pixabay)

Quello degli orologi, ad esempio, è un mercato tremendamente particolare. Tutto si gioca su quanto una determinata marca riesca a stabilire uno status quo (un po’ come accade con Apple), dando sensazione di elevarsi soltanto perchè sul braccio si porta un oggetto dal valore determinato dal marchio.

Rolex, ad esempio, è l’emblema di questo tipo di fenomeno. Ogni qual volta la casa Svizzera produce una nuova linea di orologi, ambitissima, questa termina nell’arco di pochissimo tempo, lasciando a bocca asciutta gli appassionati.

Salvo, però, vedere lo sviluppo di nuovi mercati su linee parallele, sommerse, dove comprare un Rolex (di per sé già costoso), diventa proibitivo, attirando allo stesso modo per quel discorsi di “status quo” di cui parlavamo prima.

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Come si alimenta il parallelo?

Tutto è veicolato da un sistema che è atto a favorire questo tipo di soluzione alternativa, non per volontà diretta – si intende – ma proprio perchè il tutto è legato a ragionamenti imprenditoriali che camminano a braccetto con il mercato nero.

Perchè? I motivi sono tanti, ed in alcuni casi semplici da snocciolare: in primis la disponibilità del bene. Nel caso di Rolex la produzione non è in larga scala, in minima parte finisce sul mercato parallelo, alimentando leggende riguardo la veridicità di quello che si trova.

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Molti dei prodotto venduti, infatti, sono ovviamente falsi ma spacciati per veri, che vanno a miscelarsi in maniera quasi perfetto con quelle poche unità che effettivamente sono prodotte da Rolex.

E dunque il consumatore ci casca, spinto dal desiderio spasmodico di dotare il proprio braccio di un prodotto di lusso, ma anche da quanto il mercato nero è in grado di ingannare attraverso la produzione di orologi davvero identici agli originali.

La speculazione, poi, fa il resto e determina l’aumentare costante di quello che si trova al di fuori di un mercato lecito ed al tempo stesso alimentando il sospetto che in fin dei conti anche Rolex, come altri produttori importanti, alla fine ci guadagnino qualcosa.

 

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