Caterina Balivo, il rifiuto che le ha fatto male: “Mi chiamò e mi gelò”

Caterina Balivo racconta un incredibile rifiuto ricevuto in passato. Ecco di cosa si tratta.

 

Caterina Balivo è una conduttrice di origini napoletane che ha condotto molti programmi di successo, tra cui Festa italiana, Detto Fatto, Vieni da me e molti altri. Ha scritto anche libri, tra cui Gli uomini sono come le lavatrici.

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Caterina Balivo a Venezia – Getty Images

Dal punto di vista della vita privata, è sposata con l’imprenditore Guido Maria Brera, da cui ha avuto due figli, Guido Alberto e Cora. Dall’inizio della pandemia ha deciso di allontanarsi dagli schermi televisivi per dare priorità alla sua famiglia. In un’intervista a Vanity Fair ha raccontato come scandisce il tempo ora, senza la fretta e le preoccupazioni della diretta ogni giorno come capitava in passato. Inoltre, ha rivelato anche un incredibile retroscena su un rifiuto ricevuto.

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Caterina Balivo confessa l’incredibile rifiuto ricevuto: ecco di cosa si tratta

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Caterina Balivo sul red carpet – Getty Images

La conduttrice tv ha dichiarato nel corso di un’intervista al settimanale Vanity Fair di aver ricevuto un rifiuto da parte di Giuseppe Tornatore per girare lo spot di Dolce & Gabbana. La protagonista dello spot, poi, sarebbe stata Monica Bellucci.

Balivo ha confessato questo segreto parlando del suo podcast in cui in ogni puntata ha intervistato un personaggio importante che ha ricevuto un no. A tal proposito, le viene chiesto se abbia ricevuto un no. Ecco la risposta della conduttrice tv: “Racconto anche loro, uno in ogni puntata. C’è stato quello di Tornatore nel 2001, mi chiamò e mi gelò: “Mi dispiace, non sei più tu”. E restò la Bellucci, in quello spot di Dolce&Gabbana. Accusai il colpo, ma mi servì per focalizzare meglio che dovevo concentrarmi su quello che volevo veramente, e non era diventare attrice. Di mio padre fu categorico il no sulla danza, con l’imposizione del nuoto, ma non era cattivo. Lo capisco adesso che mio figlio preme per il padel, e io insisto: comincia con il tennis. Ma insisto con giuste cause: il cielo aperto, il campo più grande, rimandare l’escamotage del vetro. È un dirgli: “Punta alla luna, che a raggiungere il tetto fai sempre in tempo””.