
Il dibattito sulle pensioni in Italia torna a infiammarsi ogni volta che si parla di pensionamento anticipato e occupazione giovanile, due temi che molti continuano a collegare come se fossero facce della stessa medaglia. Ma secondo Elsa Fornero, economista e docente di Economia all’Università degli Studi di Torino nonché ex ministro del Lavoro del Governo Monti, questo collegamento è sbagliato alla radice — e ripeterlo non fa che ritardare le soluzioni vere.
Perché il pensionamento anticipato non libera posti di lavoro
L’idea sembra intuitiva: se un lavoratore anziano va in pensione prima, il suo posto si libera e un giovane può occuparlo. In realtà, la sostituzione generazionale non ha funzionato. Fornero lo sostiene con chiarezza: anticipare il pensionamento non garantisce nuove assunzioni. Le aziende, quando un dipendente lascia, non sono obbligate a sostituirlo. Possono ridistribuire i compiti, automatizzare, esternalizzare, o semplicemente lasciare il posto vacante.
Non è una posizione nuova per l’ex ministra. Già nel 2016 Fornero affermava che l’occupazione si crea lavorando sull’economia reale, non andando in pensione prima. A distanza di un decennio, la sua analisi non è cambiata — e i dati sul mercato del lavoro italiano sembrano darle ragione: nonostante anni di misure di flessibilità in uscita, il tasso di occupazione giovanile ha continuato a essere tra i più bassi d’Europa.
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Il vero problema: troppo pochi occupati alimentano i contributi
Il cuore dell’argomentazione di Fornero non è solo il mercato del lavoro, ma la sostenibilità del sistema previdenziale nel suo complesso. Secondo l’economista, per sostenere la previdenza servono più occupati che alimentino i contributi previdenziali. Il sistema pensionistico italiano, basato sul metodo contributivo, dipende direttamente dal numero di lavoratori attivi che versano contributi ogni mese.
Se si abbassa l’età pensionabile in modo generalizzato, si ottiene il risultato opposto a quello desiderato: meno persone che lavorano e versano, più persone che percepiscono un assegno. Il saldo diventa insostenibile nel medio periodo, soprattutto in un contesto demografico come quello italiano, caratterizzato da denatalità strutturale e invecchiamento della popolazione.
Per questo Fornero ha dichiarato che la migliore riforma per il sistema pensionistico è aumentare l’occupazione e i salari. Non una formula astratta: più lavoratori con stipendi più alti significa più contributi, più gettito fiscale, più risorse per pagare le pensioni future — comprese quelle di chi oggi ha vent’anni e inizia a chiedersi se avrà mai un assegno dignitoso.
La posizione sulle pensioni anticipate a 64 anni e le tasse sulle eredità
In ottobre 2026, Fornero si è espressa esplicitamente contro le pensioni anticipate a 64 anni, ribadendo la sua contrarietà a misure che abbassano la soglia di uscita dal mercato del lavoro senza affrontare il problema strutturale della bassa occupazione. La sua posizione si inserisce in un dibattito politico acceso, dove diverse forze continuano a proporre strumenti di flessibilità in uscita come risposta alla disoccupazione giovanile.
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Sempre in questo contesto, Fornero ha anche invocato tasse sulle eredità, un tema che ha generato reazioni immediate nel dibattito pubblico. Si tratta di una proposta che va in direzione opposta rispetto all’agenda di molti partiti di governo, e che punta a redistribuire la ricchezza accumulata piuttosto che a intervenire sull’età pensionabile.
Un argomento che divide da anni
La posizione di Fornero non è universalmente condivisa. I sostenitori della flessibilità in uscita sostengono che permettere ai lavoratori più anziani di ritirarsi prima — soprattutto in lavori fisicamente gravosi — abbia un valore sociale indipendente dall’effetto sull’occupazione giovanile. E che esistano settori dove la sostituzione generazionale avviene realmente, anche se non in modo automatico.
Ma il punto sollevato dall’economista torinese rimane rilevante: usare il pensionamento anticipato come leva per l’occupazione è una semplificazione che non regge all’analisi empirica. Il mercato del lavoro non funziona come un sistema di vasi comunicanti in cui ogni uscita genera automaticamente un ingresso. Le dinamiche di assunzione dipendono dalla domanda aggregata, dalla crescita economica, dalla formazione e dalla competitività delle imprese.
Fornero lo ripete da anni, con la stessa coerenza che le è valsa critiche feroci e, al tempo stesso, un riconoscimento diffuso tra gli economisti: il problema delle pensioni italiane si risolve creando più lavoro, non anticipando l’uscita da esso. Una tesi scomoda, ma che merita di essere presa sul serio ogni volta che si discute di riforma previdenziale — soprattutto quando si è tentati di cercare scorciatoie che suonano bene ma non cambiano i numeri reali. Per approfondire il tema, il sito dell’analisi completa su QuiFinanza offre ulteriori dettagli sulle dichiarazioni dell’economista.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
