
Dal 2028 il pieno di diesel potrebbe costare sensibilmente di più — non per colpa delle tensioni geopolitiche o dei mercati petroliferi, ma per effetto di una direttiva europea che molti automobilisti e trasportatori ancora non conoscono. Si chiama ETS2 (Emission Trading System 2) ed è il meccanismo di carbon pricing che l’Unione Europea sta per estendere al trasporto su strada e al riscaldamento degli edifici. Capire cosa cambia con l’ets2 diesel 2028 è fondamentale per chi guida ogni giorno, ma soprattutto per chi vive di autotrasporto.
Cos’è l’ETS2 e perché è diverso dal vecchio sistema
Il sistema europeo di scambio delle quote di emissione esiste da oltre vent’anni, ma nella sua versione originale riguardava quasi esclusivamente le grandi industrie energivore: centrali elettriche, acciaierie, cementifici. Chi inquinava doveva acquistare quote di CO₂ sul mercato, con un costo che alla fine si trasferiva sul prezzo dell’energia industriale.
L’ETS2 cambia il perimetro in modo radicale. La nuova direttiva include le emissioni di CO₂ derivanti dalla combustione di carburanti nel trasporto stradale e dal riscaldamento e raffreddamento degli edifici. In pratica, il meccanismo di prezzo sul carbonio scende dal livello industriale fino ai distributori di carburante e alle caldaie domestiche. I distributori e i fornitori di combustibili dovranno acquistare quote per ogni tonnellata di CO₂ emessa dai prodotti che immettono sul mercato — e quel costo, inevitabilmente, si rifletterà sul prezzo finale pagato da automobilisti e famiglie.
Le prime aste di quote ETS2 sono già calendarizzate per il 2027, con l’entrata a pieno regime fissata al 2028. Non è una proposta, non è un’ipotesi: è un percorso normativo già avviato a livello comunitario.
Quanto potrebbe aumentare il diesel: le stime di Conftrasporto
Qui arrivano le cifre che preoccupano concretamente il settore. Secondo le stime elaborate da Conftrasporto, l’introduzione dell’ETS2 potrebbe tradursi in un aumento del prezzo del diesel compreso tra i 30 e i 40 centesimi al litro. Per dare un ordine di grandezza: se oggi il gasolio oscilla intorno a 1,70 euro al litro, un rincaro di 40 centesimi significherebbe un incremento di circa il 23% sul prezzo alla pompa.
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Un’altra stima, elaborata nel settore dell’autotrasporto, indica che dal 2028 il costo del diesel potrebbe crescere di oltre il 17% per effetto diretto dell’ETS2. Le due proiezioni non sono contraddittorie: dipendono da ipotesi diverse sul prezzo delle quote di carbonio, che verrà determinato dal mercato e potrebbe variare sensibilmente nel tempo.
Quello che è certo è l’ordine di grandezza dell’impatto aggregato. Per il settore del trasporto su strada si stimano oltre 11 miliardi di euro di costi aggiuntivi annui a livello europeo. Per le utenze domestiche — riscaldamento e raffreddamento inclusi — si parla di circa 4 miliardi di euro in più ogni anno. Numeri che non possono essere ignorati né dai governi né dalle imprese.
L’impatto sull’autotrasporto italiano
Il settore che rischia di pagare il conto più salato è quello dell’autotrasporto professionale. Un’azienda con una flotta di mezzi pesanti percorre centinaia di migliaia di chilometri all’anno. Un aumento di 30-40 centesimi al litro su consumi di gasolio nell’ordine delle decine di migliaia di litri annui per singolo veicolo si traduce in costi aggiuntivi nell’ordine di diverse migliaia di euro per camion.
Le conseguenze sono facilmente prevedibili. Le imprese di trasporto dovranno scegliere tra tre opzioni: assorbire i costi riducendo i margini già compressi, trasferirli sui committenti attraverso revisioni tariffarie, oppure accelerare la transizione verso veicoli a emissioni zero — opzione che però richiede investimenti ingenti e infrastrutture di ricarica ancora insufficienti per i mezzi pesanti.
Per le piccole imprese artigiane con uno o due mezzi, la pressione potrebbe risultare insostenibile senza forme di compensazione. È per questo che la discussione politica sull’ETS2 è tutt’altro che chiusa: diversi governi europei stanno valutando meccanismi di redistribuzione dei proventi delle aste, che potrebbero in parte alleviare l’impatto sui soggetti più vulnerabili.
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Cosa significa per chi guida ogni giorno
L’automobilista privato non è al riparo. Anche chi percorre pochi chilometri al giorno si troverà a fare i conti con un gasolio strutturalmente più caro. Considerando un’auto diesel con un consumo medio di circa 6 litri per 100 chilometri e una percorrenza annua di 15.000 chilometri, un rincaro di 35 centesimi al litro si traduce in circa 315 euro in più all’anno solo di carburante — una cifra non trascurabile per molte famiglie.
Va detto che l’ETS2 nasce con un obiettivo dichiaratamente climatico: rendere economicamente conveniente la riduzione delle emissioni, spingendo verso l’elettrico o verso soluzioni di mobilità più efficienti. Ma la velocità con cui il mercato dei veicoli e delle infrastrutture può adeguarsi è molto inferiore alla velocità con cui i prezzi possono salire. Il rischio concreto, segnalato da più parti, è che nel breve periodo l’impatto si scarichi principalmente sulle famiglie a reddito medio-basso, che non possono permettersi di cambiare veicolo in tempi rapidi.
Per approfondire il funzionamento tecnico del sistema, è utile consultare le analisi indipendenti sull’efficacia dell’ETS2 nel raggiungimento degli obiettivi climatici, che illustrano anche le incognite legate alla formazione del prezzo delle quote.
Il dibattito politico e le possibili tutele
A livello europeo il dibattito sull’ETS2 è ancora aperto. Alcuni Stati membri premono per meccanismi di salvaguardia che impediscano al prezzo delle quote di superare determinate soglie, almeno in una fase iniziale. È prevista una clausola di revisione che potrebbe posticipare o modulare l’entrata in vigore in caso di forti tensioni sui mercati energetici.
Sul fronte italiano, il tema è entrato nell’agenda delle associazioni di categoria e delle organizzazioni datoriali del trasporto, che chiedono al governo di negoziare in sede europea misure di compensazione e di sostenere la transizione con incentivi concreti. La partita si giocherà nei prossimi mesi, ma il 2028 si avvicina e il tempo per prepararsi — sia a livello aziendale sia a livello normativo — si sta riducendo.
Chi opera nel settore dei trasporti farebbe bene a iniziare già ora a valutare scenari di costo alternativi, considerare l’efficienza dei propri mezzi e monitorare l’evoluzione del quadro normativo. Per gli automobilisti privati, la variabile ETS2 è un elemento in più da tenere in mente quando si valuta il prossimo acquisto di un veicolo: i conti sul diesel del 2028 in poi potrebbero essere molto diversi da quelli a cui siamo abituati oggi.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.
