Biagio Antonacci e l’infanzia da povero: ecco cosa faceva prima di diventare famoso

Nel corso di un’intervista, Biagio Antonacci ha raccontato di aver vissuto un’infanzia da povero. Scopriamo cosa faceva prima del successo

Biagio Antonacci (Instagram)

Ad oggi è ritenuto uno dei cantanti italiani più apprezzati in assoluto, grazie all’elevato talento espresso attraverso le sue canzoni.

La musica è da sempre la sua passione principale, la quale lo ha spinto ad arrivare al livello attuale, ovvero nell’olimpo degli artisti nostrani. Quello che molti non sanno però, è che in passato Antonacci ha vissuto una giovinezza alquanto complicata.

Di questo e di altro ancora ne ha parlato durante un’intervista da lui rilasciata sulle pagine di “Vanity Fair”, celebre periodico che si occupa di moda, costume e cultura.

 

 

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Tra gli argomenti trattati infatti, oltre al periodo della sua adolescenza Biagio ha fatto un bilancio della sua carriera e di altre curiosità ancora, di cui alcune legate ai suoi esordi.

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L’infanzia di Biagio Antonacci

L’apprezzatissimo artista è nato a Milano, mentre suo padre è di origini pugliesi. Per la precisione è cresciuto a Rozzano, comune situato presso l’hinterland del capoluogo lombardo.

Quando Biagio svelava la sua provenienza, gli altri lo guardavano quasi disgustati. Lui stesso definisce quella zona “il bronx”, in riferimento alle dure condizioni di povertà, facendo un parallelo con la periferia malfamata di New York.

All’epoca il cantante lavorava come geometra tirocinante. “Nelle pause suonavo per quelli dell’ufficio animando la sera i piano bar o le budinerie dei navigli”, queste le sue parole.

Ciò nonostante, diversa gente gli ha detto di non avere talento, compreso il marito di Mara Maionchi, Alberto Salerno. Quest’ultimo infatti, dopo aver ascoltato alcuni suoi pezzi, gli ha risposto in maniera brutale: “Fanno schifo”.

Le porte sbattute in faccia sono state tantissime, per ammissione di Antonacci, ma il fuoco che ardeva in lui non si è mai spento. Ha continuato a lottare, a credere in sé stesso, a sperare che un giorno qualcuno si accorgesse della sua abilità.

“I primi soldi che ricevetti mi parvero un errore perché la fortuna, ai poveri, sembra sempre uno sbaglio”, la confessione di Biagio, il quale ha poi spiegato che tale denaro proveniva dalla Siae, per la precisione un assegno da venti milioni di lire.

 

 

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Per quanto la madre era incredula, intimò al figlio di chiamare la Polizia per restituirli, ma la replica dell’artista è stata perentoria: “Non chiamo un ca**o di nessuno mamma, quei soldi sono miei”.