Bitcoin: ecco come funziona con le tasse in Italia

Come vengono tassati i Bitcoin in Italia? Scopriamolo nel dettaglio.

Alcune monete dorate dei Bitcoin
Tre monete dorate di BTC (Getty Images)

Il mercato dei Bitcoin ha ormai preso piede anche in Italia. La valuta digitale ha acquistato un valore pari a 50000 euro e sono molte le attività commerciali che hanno deciso di introdurlo nei metodi di pagamento disponibili per la clientela.

Ricordiamo, ad esempio, un albergo in Emilia Romagna che consente a chi vi alloggia di pagare il pernottamento in Bitcoin. Ma non è tutto, a Roma è nato il primo Coinbar, un bar dove oltre a consumare bevande o cibo, è possibile pagare solo ed esclusivamente in valute virtuali.

Caratteristiche dei Bitcoin

Bitcoin come investimento
Bitcoin come investimento (pexels)

L’Agenzia delle Entrate ha trovato non poche difficoltà nel cercare di regolare la tassazione su queste monete. I Bitcoin, infatti, nati nel 2008, sono valute che non hanno un ente centrale che ne regoli lo scambio o il trasferimento. Per questo motivo, l’Agenzia l’ha definita una moneta alternativa a quella tradizionale.

Le criptovalute hanno due caratteristiche: non sono monete visibili su supporto fisico e funzionano grazie a codici crittografici. Un utente può acquistarne qualcuna se ha effettuato un acquisto da altri con moneta legale, oppure li ha accettati in cambio di un bene o servizio. Infine, può essere conservata su un portafoglio digitale, il cosiddetto wallet.

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Come funziona la tassazione dei Bitcoin in Italia

Simbolo della criptovaluta Btc
Simbolo dei Bitcoin (GettyImages)

Essendo delle vere e proprie prestazioni di servizio, i Bitcoin sono soggetti a imposizione dell’IVA, seppur si tratti di una prestazione a titolo oneroso e vengano usati come metodi alternativi ai metodi di pagamento legali. Ma non è tutto: la criptovaluta è soggetta anche a IRPEF e IRAP.

L’IRPEF è l’imposta di reddito sulle persone fisiche e si calcola per scaglioni. In generale, sono rilevanti ai fini IRPEF tutte le operazioni a patto che la giacenza dei depositi e conti del contribuente sia superiore a 51645,69 euro. Se il contribuente italiano intrattiene rapporti finanziari con un intermediario estero, vige la regola di dichiarare il possesso delle monete virtuali per la dichiarazione dei redditi.

Inoltre, concorrono anche a formare il reddito imponibile ai fini dell’IRAP, l’imposta regionale sulle attività produttive, e devono essere valutate secondo il tasso di cambio in vigore al momento della chiusura dell’esercizio.