Ultimo e i disagi dietro al successo: dai traumi di gioventù alla “malattia” che si porta dietro

Ultimo ha raccolto un successo incredibile, ma anche lui ha dovuto affrontare dei sacrifici. Senza contare che si porta dietro traumi e una malattia.

Ultimo (Instagram)

Sicuramente il ragazzo romano è uno dei cantanti emergenti più amati dal pubblico italiano. Il suo talento lo abbiamo conosciuto nel 2018 quando ha vinto il Festival di Sanremo nella sezione nuove proposte col brano Il ballo delle incertezze.

L’anno successivo per lui ci fu una grande delusione. Con I tuoi particolari partecipava alla sezione dei big e veniva considerato da tutti come il favoritissimo per la vittoria finale. Nonostante una buona dose di forza e tecnica il ragazzo alla fine dovette cedere il passo a Mahmood che vinse con Soldi.

Quest’anno invece Ultimo non si è esibito con il Teatro Ariston vuoto che non ha regalato nessun obbligo a un cantante davvero talentuoso ma che ha avuto diverse difficoltà.

 

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Ragazzo di grande personalità, ma allo stesso tempo timido e introverso non ha fatto fatica a raccontare anche le sue difficoltà alle persone con le quali si è confrontato e anche con i suoi fan.

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Ultimo: i disagi dietro al successo

A Vanity Fair l’artista ha parlato e sottolineato: Ho iniziato a suonare il pianoforte a 8 anni, a 14 mi esibivo nei locali. A scuola sono stato bocciato due volte, ma pe’ forza: facevo una vita “ribelle”. Per la musica ho sempre rotto a tutti, in questo sono stato sfacciato”.

Ha parlato anche di quanto facevano i genitori nei confronti della sua carriera, e ha sottolineato: “All’inizio mi tenevano coi piedi per terra, e a me un po’ faceva soffrire. Però adesso li capisco e se dovessi avere un figlio farei come loro”.

 

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La sua grande paura è arrivata da una situazione molto particolare e che per lui rappresentò un trauma: “Un professore, Mariano, ogni volta che entrava in classe mi diceva hey Moriconi, guarda che di canzoni non si vive. Questo solo perché pure lui ci aveva provato a fare il musicista, ma non vi era riuscito. Quando lo vedevo pensavo che non avrei mai voluto ritrovarmi a 50 anni così, triste e frustrato”.

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