Il Governo arriva ai pieni poteri, senza l’appoggio di Parlamento e cittadini

Il Governo, dopo quasi un anno di ‘stato di emergenza’ sembra essere arrivato ai pieni poteri, senza però godere dell’appoggio del Parlamento e dei cittadini. Prova ne è un Paese in rivolta.

Giuseppe Conte
Il Premier Giuseppe Conte Fonte: Instagram @giuseppeconte_official

Dossier secretati, Dpcm come se piovesse, stato di emergenza prorogato fino alla fine dell’anno.

Una strategia della tensione alimentata da politici, eventi fuori dal nostro controllo e vecchi fantasmi che ci perseguitano. Tra questi c’è il debito, il Mes, l’emergenza umanitaria legata ai migranti, quella del lavoro giovanile e, ancora, quella sanitaria.

L’Italia vede nei palazzi del potere un braccio di ferro tra quel che è democraticamente giusto e quello che l’emergenza sanitaria rende tale, o quasi.

Potrebbe bastare questo per descrivere la situazione in cui versa il Paese, ma è bene analizzare tutti gli elementi che hanno fatto del Governo Conte bis un governo che ha i pieni poteri.

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Il Governo dal basso profilo che arriva ai pieni poteri:

Giuseppe Conte
Il premier Giuseppe Conte assieme ai vertici europei Fonte: Instagram @giuseppeconte_official

Nato come un esecutivo riempitivo, sostituto necessario di quello suicidatosi l’agosto 2019 e caduto definitivamente il mese dopo, l’esecutivo Conte bis ha dovuto fronteggiare fin da subito difficoltà non indifferenti.

Ma è proprio nell’eccezionalità dei rivolgimenti storici che il premier e i suoi pupilli si sono fatti via via spazio e hanno costituito un modo di operare a prova di bomba…

Gli elementi fondamentali di questo modus operandi:

  • L’opposizione è stata relegata in un angolo. Le comunicazioni di governo spesso arrivano prima ai media e ai giornali che non ai colleghi dell’opposizioni e questo comporta non poca frustrazione nel centro-destra.
  • Lo stato di emergenza dura ormai da 10 mesi. E’ certamente giusto sottolineare che l’emergenza NON è terminata, ma sfruttarla per ‘fare in fretta e fare da soli‘ snellisce eccessivamente il confronto in Parlamento e spesso a farne le spese sono i cittadini.
  • I Dpcm e i decreti vengono pensati nottetempo. Spesso dopo l’emanazione diventano intoccabili e non vengono riconosciuti gli errori in essi contenuti. Ne abbiamo avuto un esempio proprio con questo ultimo Dpcm, quello relativo alla chiusura di palestre, centri sportivi, cinema e teatri. A bar e ristoranti non è andata meglio, visto che l’orario di chiusura è stato anticipato alle 18.

Queste due decisioni andranno ad impattare prevalentemente sulle tasche dei cittadini e non avranno un esito determinante nel piegare la curva del contagio. Lo stesso leader di Italia Viva, Matteo Renzi, ha chiesto a Giuseppe Conte di modificare il Dpcm, ma non c’è stato nulla da fare. Questo punto ci permette di parlare di un altro argomento.

La chiarezza che i cittadini meritano:

I dati mancanti. Secondo questo governo la popolazione deve ascoltare e fidarsi. Quando si dice che bisogna chiudere le discoteche ci fidiamo della decisione, perchè purtroppo in quel contesto specifico è quasi impossibile mantenere la distanza e la mascherina.

Ma quando il governo dice che bisogna chiudere i teatri, i cinema, le palestre o i ristoranti senza fornire alcun dato, è più difficile fidarsi ciecamente. Perchè la maggior parte dei gestori di attività ha investito decine di migliaia di euro per adeguare i propri spazi e le proprie abitudini alle norme anti-contagio, sacrificando posti a sedere e sanificando a non finire. Queste attività è sicuro prendere un caffè o guardare un film tenendo addosso la mascherina.

Qualcuno dovrebbe spiegare ai cittadini perchè si chiude cosa e che cosa si ottiene con quel provvedimento: se chiudo i bar alle 18 ho meno malati? quanti in meno? un calo del 15%?

Le persone hanno bisogno di saperlo.

 

 

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