Libia: 108 giorni di prigionia per i pescatori ma Di Maio la considera vittoria

I pescatori, liberati dalla Libia, torneranno a breve in Italia, ma dopo 108 giorni di prigionia si può davvero considerare una vittoria ?

Giuseppe Conte (Instagram)

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Ripercorriamo i fatti: lo scorso settembre due pescherecci italiani sono stati accusati di aver violato i confini delle acque territoriali libiche. In base ad una convenzione stipulata tra Libia e Turchia le acque a 25 miglia da Bengasi sarebbero un area di competenza libica.

Secondo gli accordi tra i due paesi la zona economica esclusiva (ZEE) fu aumentata da 12 a 75 miglia. Secondo il diritto internazionale lo stato costiero possiede l’esclusività sull’attività di pesca non solo nelle acque territoriali ma anche nella ZEE. In principio dunque i due pescherecci furono accusati per lo sconfinamento ma ad aggravare le loro accuse ci sarebbe anche un presunto spaccio di droga, accusa totalmente infondata.

I dati del distretto della pesca siciliano racontano una situazione ancora più grave di quanto sembra. Negli ultimi 25 anni più di 50 barche sarebbero state confiscate dallo stato nord africano e ben 30 pescatori risultano arrestati o feriti durante tali sequestri. Durante questi tre mesi i familiari dei pescatori hanno cercato più volte di far sentire la propria voce. Le manifestazioni da loro organizzate sono arrivate addirittura a Roma davanti palazzo Chigi.

Luigi Di Maio (Instagram)

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Libia: 108 giorni da innocenti, ma al governo la chiamano vittoria

A seguito di varie trattative tra i due governi finalmente i due equipaggi potranno tornare a casa. Non si sono fatte attendere le dichiarazioni sia del presidente del consiglio dei ministri Giuseppe Conte e del ministro degli affari esteri Luigi Di Maio. I due hanno definito il loro operato come una grande vittoria.

108 giorni. Questo è il tempo che 18 persone innocenti hanno trascorso nelle prigioni libiche, in una situazione di assoluto pericolo. Il racconto dei protagonisti fa capire quanto questi tre mesi siano stati duri, in particolare è il capitano a prendere la parola rassicurando le famiglie dicendo che si hanno subito umiliazioni ma mai violenze fisiche.

 

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I protagonisti della vicenda non hanno potuto passare i tre mesi di prigionia insieme. Sono stati separati e messi in celle diverse, questo ha reso ancora più difficile la loro permanenza in Libia. “Sono questi i risultati che devono renderci orgogliosi“. Queste le parole di Di Maio che non spegne dubbi e polemiche sul possibile riscatto che sembrerebbe sia stato pagato al governo libico.

L’unica cosa certa è che il governo avrebbe potuto fare qualcosa in più. 108 giorni sono un periodo lungo, soprattutto se lo si passa in una prigione estera con l’aggravante morale di essere innocenti. Nonostante la gioia per la loro liberazione difficilmente si può considerare una vera e propria vittoria da parte del premier Conte e Luigi Di Maio.