Si chiama Penguins Love To Rock, ed è un progetto tutto nuovo che nasce dalle ceneri di Kronic. Visita, commenta, partecipa!
username: password: Registrazione
Condividi
Rock-opera made in Italy

Rock-opera made in Italy

Scopriano l`affascinante rock opera del chitarrista degli Empty Tremor

di Riccardo Osti ~ 23/02/2003
chi
Daniele Liverani
Anche il popolo italico ha la sua rock-opera! Ci ha pensato il chitarrista/tastierista degli Empty Tremor Daniele Liverani a creare un titanico melodramma fantastico sul mondo dei sogni e la prima delle tre parti in cui il suo “Genius” è diviso ha già fatto gridare al miracolo la critica specializzata. Attorniato da grandissimi nomi della scena rock e metal internazionale come Mark Boals, Daniel Gildenlow, Steve Walsh, John Wetton, persino il redivivo Midnight, e dal giovane talento delle percussioni Dario Ciccioni, Daniele ha creato, con pazienza e grande dedizione, un progetto in cui ha creduto tantissimo e che fa acquisire all’Italia ulteriore notorietà in una scena musicale che rischia ogni giorno di più il sovraffollamento. Ma scopriamo qualcosa di più di questo ambizioso progetto dalla viva voce di Daniele il quale ci ha parlato tra l’altro di strane passwords, internet e di… Steven Spielberg!


Domanda scontata ma necessaria: parlami della realizzazione di “Genius” e da dove è partita l’idea di fare una rock opera.
L’idea è nata per caso alla fine del 1997 e attualmente ho tutta l’opera finita sia a livello di musica che di testi. Essa è divisa in tre parti e nei prossimi due anni verranno pubblicati gli altri due album. È stato un progetto parallelo a quello degli Empty Tremors dato che un mio passatempo è quello di scrivere racconti di fantascienza, surreali, onirici… A tale proposito tempo fa avevo cercato addirittura di contattare Steven Spielberg per propormi come autore di colonne sonore tramite Joseph Williams (ex cantante dei Toto N.d.R), il figlio di John Williams, il suo autore “personale” di soundtracks. Sarebbe stato il sogno della mia vita ma purtroppo il tutto non è andato a buon fine. Comunque avevo voglia di creare una storia che avesse come argomento i sogni e mondi fantastici in cui essi avrebbero potuto albergare.

A questo punto raccontaci di che cosa parla “Genius”…
La storia è per l’appunto un sogno fatto da “Genius”, un giovane batterista che scopre casualmente un modo per entrare in una dimensione dei sogni stessi assolutamente sconosciuta. La vicenda inizia verso l’alba, quando più facilmente il sonno è più profondo e si tende a sognare (è la cosiddetta fase di sonno R.E.M., cioè a rapido movimento oculare N.d.R.) e in questo momento una vecchia sveglia posta sul comodino del ragazzo emette il suo suono; ascoltandolo immerso nel sonno il ragazzo viene colpito dalla sequenza di note e ne estrapola mentalmente un pattern ritmico che viene percepito nella dimensione onirica come una password di accesso al mondo dei sogni. La sequenza verrà accettata da uno dei due guardiani del mondo dei sogni, ad esser precisi una guardiana interpretata dalla voce di Lana Lane, e così Genius potrà entrare conoscendo il suo ‘twin spirit’, uno spirito guida gemello contrassegnato da un numero che è praticamente una matricola e che vedi anche nella copertina dell’album. Questa è solo la prima parte perché la storia è un lungometraggio molto complesso, ambientato in un mondo senza regole e denso di colpi di scena. Comunque nel booklet ci sono le varie spiegazioni in calce ad ogni canzone quanto mai necessarie per capire la storia.

Con criterio hai scelto i cantanti che appaiono sull’album e come hai fatto a riunire tutti questi grandi nomi della storia del rock dato che ho letto sul tuo sito che ognuno di loro ha cantato la propria parte nel proprio studio di registrazione?
Guarda, il vantaggio maggiore di lavorare così è stato quello di avere molta tranquillità, non essendoci il problema per ognuno degli ospiti di dover prendere un aereo, lasciando i propri impegni, per venire qui a registrare. Con l’ausilio della nuova tecnologia, dei PC e di internet ho pensato fosse più conveniente registrare per bene le basi su cui avrebbero cantato, spedirle via web in modo tale che ognuno di loro potesse cantarci sopra in tutta tranquillità. Inoltre loro hanno potuto scegliersi i fonici e i loro produttori di fiducia per lavorare meglio e soprattutto potevano correggere gli errori, rifare le tracce ecc. Nel ricevere i prodotti finiti ho notato con quanta calma e cura i vari cantanti abbiano lavorato e questo è stato assolutamente fondamentale per la buona riuscita dell’album. Il processo di registrazione è proseguito per almeno sei-sette mesi in cui ho ricevuto montagne di file MP3 con varie versioni e ogni volta che ricevevo materiale ci telefonavamo per discutere le varie modifiche… In pratica non ho mai incontrato di persona queste persone ma sono rimasto in strettissimo contatto lavorando comunque in modo splendido.

Comunque sembra che ad ogni cantante tu abbia riservato una song vicina al proprio stile di canto abituale. Come hai fatto a muoverti fra tutti questi stili?
Quello che dici è esatto. Devi sapere che è nata prima l’opera e poi le varie canzoni e quando l’ho scritta non sapevo certo a chi fosse toccata una canzone e a chi un’altra. Ho scritto pensando prima di tutto di fare un album in cui i brani fossero al servizio delle linee vocali e non votati al tecnicismo puro e semplice, al virtuosismo esasperato e in secondo luogo per mettermi alla prova con diversi stili seguendo la narrazione della storia. Ho cercato quindi di fare qualcosa di molto vario e utilizzando le varie sfaccettature che la musica rock offre secondo i vari capitoli della vicenda. Quando è stato il momento di scegliere il cast ho cercato fra tutti i cantanti (una trentina in tutto) i personaggi che potevano adattarsi ad ogni preciso momento. Midnight ad esempio era adattissimo per il finale, interpretando un personaggio irato e furente per le pieghe che la storia stava prendendo, Joe Vana interpreta un personaggio decisamente più solare e via dicendo.

Chi tra questi grandi ospiti ti ha reso le cose più facili e chi invece te le ha complicate?
Direi che la grande professionalità di ognuno ha permesso che non ci fossero particolari difficoltà nel lavorare assieme. Forse ho dovuto tollerare un ragionevole ritardo generale nel ricevere il materiale e per questo il lavoro ha subito un conseguente ritardo nella pubblicazione, ma stiamo parlando di grandi cantanti, impegnatissimi nel portare avanti lavori musicali importanti. Tra tutti comunque mi sono trovato benissimo con Mark Boals e con Daniel Gildenlow, i quali hanno fatto un duetto in “Paradox” davvero stupefacente. Boals in particolare ha una voce davvero eccezionale e una capacità interpretativa straordinaria. E poi è stato uno dei cantanti a cui tengo maggiormente perché avendo imparato a suonare la chitarra sui dischi di Malmsteen c’è un particolare affetto che provo per lui.

Con gli Empty Tremor ti sei occupato fondamentalmente di prog metal; qui, come mi hai confermato, hai esplorato vari generi. È stata una sfida con te stesso o ti è venuto naturale comporre in questo modo?
Devo dirti che da quando ho cominciato a suonare la chitarra ho esplorato diversi stili, cominciato con l’hard rock a là Rainbow per proseguire con lo stile malmsteeniano fino ad approdare al power metal e al prog metal. Con gli Empty Tremor ho raggiunto una dimensione musicale che mi ha soddisfatto molto suonando uno stile che a livello creativo mi ha attratto particolarmente. Non mi è venuto difficile comporre come ho fatto con “Genius”, anzi, lavorando da solo sono stato meno influenzato da decisioni collegiali di seguire uno stile ben preciso.

Parlami di Dario Ciccioni, il batterista che ha lavorato con te in “Genius”
Il nostro incontro risale al 1997 e quando incominciammo le registrazioni lui aveva la bellezza di 15 anni. Questo ti basti per inquadrare il personaggio e ti dirò di più: il protagonista della mia storia e anche il suo soprannome sono ispirati proprio da lui. La prima volta che l’ho sentito mi sono sorpreso dal grande talento, dall’espressività e dalla professionalità di quello che al tempo era poco più che un ragazzino. Inoltre lui è eccezionale nell’arte dell’improvvisazione musicale e questo è stato un grande stimolo a livello compositivo.

A parte la batteria tu hai suonato tutti gli altri strumenti. Non sarebbe stato più semplice assoldare anche un bassista e un tastierista per sgravarti il lavoro?
Di base io non sono un leader né tanto meno un despota e pertanto mi piace collaborare con altri musicisti in modo totale. Con gli Empty Tremor ognuno di noi ha un ruolo ben preciso nel processo compositivo e tutti lavoriamo collaborando attivamente per costruire le canzoni. Essendo “Genius” essenzialmente un mio progetto avrei dovuto indirizzare eventuali altri musicisti verso un modo di suonare che soddisfacesse prima di tutto me stesso con il rischio di creare attriti obbligando i vari musicisti a snaturare il proprio modo di suonare. Comunque mi è anche piaciuto tornare a suonare a tempo pieno la chitarra visto che con gli Empty Tremor il mio ruolo è stato praticamente quello del tastierista a tempo quasi pieno.

Visti la tua preparazione ottima sugli strumenti e il fatto di aver imparato molto da Malmsteen ha senso secondo te al giorno d’oggi parlare ancora di ‘guitar heroes’?
Questa figura secondo me è nata e morta negli anni ’80 con i vari Malmsteen, Satriani e Steve Vai. Mi spiego meglio. Non voglio dire che questi artisti non abbiano più nulla da insegnare, anzi… Oggi sono ancora citati come maestri e fonti di d’ispirazione praticamente da tutti i nuovi chitarristi. Ma loro stessi comunque non ‘tirano’ più come un tempo. Ad esempio: se tu fossi andato a vedere un concerto di Satriani nei primissimi anni ’90 saresti stato praticamente sicuro di trovare il locale pieno di gente. Oggi non è più così anche e soprattutto perché sono cambiate le mode e i gusti musicali. In giovane età era il mio sogni diventare come loro e il mio primo disco solista esprime tutta quella voglia che si traduceva in pratica in ore ed ore di esercizio sulla sei corde. Successivamente mi sono evoluto anch’io ed ho scoperto altre tipologia di suono e soprattutto altre soddisfazioni da un modo diverso di pormi di fronte alla musica.

si dice sul forum...

Aggiungi un commento:


recensioni

Daniele Liverani
Genius Part 3: The Final Surprise
(2007)
Daniele Liverani
Genius Part 2: In Search Of...
(2004)
Daniele Liverani
Daily Trauma
(2004)
Daniele Liverani
Genius Episode 1: A Human Into Dreams` World
(2002)
Creative Commons License