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Angelus Exuro pro Eternus

di Giulio Anichini ~ 20/01/2010
Fedeli alla linea, ma stavolta con qualche sforzo in più

Erano in molti (giustamente) a non aspettarsi granché dai Dark Funeral. Fin dai tempi del capolavoro The Secrets of the Black Arts la band è andata a rincorrere se stessa, in un continuo di uscite tristemente simili le une alle altre. A chi tuttavia si senta portato frettolosamente a lasciar perdere, consigliamo caldamente di ascoltarsi questo ultimo, terrificante lavoro in studio.

Angelus Exuro pro Eternus rivela infatti fin dall’incipit, affidato ad una micidiale The End of Human Race, una ritrovata abilità di songwriting ed una passione che nelle ultime uscite sembrava davvero persa per strada. I Dark Funeral sono e saranno sempre gli stessi, scrivono in molti. Vero. Ma qui, a differenza di tanti altri lavori, si coglie la differenza fra un compito in classe ed un’opera sentita.

Immancabili le arcinote doti tecniche: riff taglienti e rapidissimi, partiture di batteria metronomiche ed ottima resa, tanto per precisare brevemente su cose scontate ma reali. A differenza del passato, tuttavia, semplicemente il profilo dei pezzi è cresciuto, si sono ridotti riempitivi, momenti morti e passaggi fiacchi, il riffing si è fatto più raffinato ed efficace.

Una maggiore cura in fase di arrangiamento e produzione, infine ha prodotto risultati tangibili: Emperor Magus Caligula (Servelloni Mazzanti vien dal Mare) non canta più come un Dani Filth in piena overdose da elio, le parti di batteria risultano meno scontate (merito anche del cambio guardia) e i pezzi si giovano in generale di una maggiore varietà (per quanto se ne possa parlare in questo ambito). Pochi esempi: Stigmata, tetra, angosciante e disperata traccia che aggiunge sprazzi di melodia alle classiche sfuriate black; My Funeral, pezzo più cadenzato e riflessivo al pari di una inusuale In My Dreams; ancora, la title track, nella quale fanno la loro comparsa riff di chitarra articolati e attentamente studiati.

E’ stato detto da più parti che i Dark Funeral si annoverano fra i pochi veri blackster rimasti, abituati come sono a prendersi i loro tempi per scrivere e registrare, senza la necessità (oggi imperante) di sfornare un disco dopo l’altro. Verità o retorica di bassa lega? Probabilmente più realistica la seconda; se infatti ogni lavoro è uscito a discreta distanza dal predecessore, è anche innegabile che fra questo Angelus Exuro pro Eternus e le ultime trovate ci sia un discreto gap qualitativo; aspetto che presuppone, molto semplicemente, un processo compositivo più ragionato. Al di là delle disquisizioni del caso, pur non gridando al miracolo, senza dubbio un’importante ventata di aria fresca nel terribile panorama di una scena scandinava derelitta a dire poco.

Di recente, nello stesso genere:

Pestilential Shadows
In Memoriam, Ill Omen
Manegarm
Nattvasen
Way To End
Desecrated Internal Journey
Tenebrae In Perpetuum
L`Eterno Maligno Silenzio

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si dice sul forum...

Non sono un fanatico delle votazioni, ma dato il tenore della recensione (con cui concordo nella fattispecie), mezza stellina in più ci stava tutta. Anche perché la domanda sorge spontanea: se quanto di meglio il genere propone attualmente raggiunge al massimo una sufficienza stiracchiata, un disco black metal nella media andrebbe stroncato di conseguenza? E' solo per capire il metro di giudizio...
di Manzotin il 21/01/2010 13.39.12
Non sono un fanatico delle votazioni, ma dato il tenore della recensione (con cui concordo nella fattispecie), mezza stellina in più ci stava tutta. Anche perché la domanda sorge spontanea: se quanto di meglio il genere propone attualmente raggiunge al massimo una sufficienza stiracchiata, un disco black metal nella media andrebbe stroncato di conseguenza? E' solo per capire il metro di giudizio...
Ad essere sincero sono stato indeciso fino alla fine sul voto da mettere. Ero partito con un 3,5, alla fine ho deciso per un tre soprattutto perché, ripensando ai dischi black cui ultimamente ho dato voti alti, questo è obiettivamente inferiore, pur assestandosi su un ottimo livello. Non sono ancora convinto di essere stato nel giusto. Comunque per rispondere alla tua domanda: sì. Non di conseguenza, ovviamente, ma un disco black metal, nel 2010 (ossia a 23 anni da Deathcrush) per come la vedo io DEVE essere nettamente sopra la media per essere valutato come un buon disco. Sono (siamo) sommersi da una valanga di produzioni mediocri e questo porta inevitabilmente ad essere più severi. Giusto o sbagliato che sia (e può benissimo essere sbagliato, per carità), questo è più o meno il mio metro di giudizio.
di Giulio Anichini il 21/01/2010 14.00.45
Boh, non mi torna tanto il discorso secondo cui un disco sopra la media nel suo genere debba pagare per il fatto (di per sé inoppugnabile) che la maggior parte degli altri dischi appartenenti a quello stesso genere siano normalmente sotto la media. Anzi, se voleva intendersi questo, a dire il vero mi fa un po' sorridere. Beninteso, la mia è solo curiosità, come ho scritto nel primo messaggio l'importanza del voto è molto relativa, tanto più in una recensione sostanzialmente positiva e ben argomentata.
di Manzotin il 21/01/2010 17.05.14
Manzotin, se ho capito Giulio mi pare che il discorso sia un altro: un disco che nel suo genere è sopra la media può, in termini assoluti (ovvero posto a confronto in un ambito più vasto), essere da semplice sufficienza. Per dirla con un esempio numerico: se la media di un genere è da 5 su 10, un disco da 6 o 6 e mezzo (cioè sufficienza) è comunque sopra la media. Il black nordico da tempo ormai è per larga parte in questa situazione: fiacco per larghi tratti, con qualche eccezione discreta e ancor più rare punte brillanti.
di Giancarlo Maero il 21/01/2010 19.31.02
Il punto è che questo disco in particolare a me (e pure al recensore, dai toni del suo commento) sembra sopra la media anche in senso assoluto. Niente per cui doversi strappare i capelli, ma un 7 anziché un 6 secondo me gli avrebbe reso più giustizia. Uscendo per un momento dall'ambito ristretto del black nordico, di cui questo album è uno dei pochi degni di nota nell'ultimo lustro almeno, mi viene quasi spontaneo pensare a quali altri sottogeneri del metal abbiano rilasciato prodotti altrettanto validi nello stesso periodo. E non mi viene in mente nulla. Ne consegue che, salvo sporadici capolavori, forse sia l'heavy metal nella sua più ampia accezione ad essere ormai un grande genere con piccole idee, indegne di qualsiasi valutazione oltre una salomonica sufficienza? O, più semplicemente (come lui stesso ammette a metà), che il recensore sia stato solo troppo severo in questo contesto?
di Manzotin il 22/01/2010 9.41.44
Nell'ambito black metal (genere che insieme al progressive rappresenta quello che prediligo, preciso), so di essere troppo severo in generale. Dirai: e chi cazzo sei per esserlo? Giusto, ma, come è noto, la critica musicale per quanto bilanciata non prescinde mai totalmente da una certa dose di soggettività. Nella fattispecie, il black negli ultimi dieci anni ha partorito, secondo me, veramente pochi lavori degni di essere tramandati ai posteri. Questo disco è sicuramente sopra la media, ma avrei preferito ancora qualcosina di più per potergli mettere un sette pieno. Ti faccio un paio di nomi fra quelli recensiti da me: Dark Fortress e Azaghal. Due casi nei quali il songwriting è un gradino sopra a questo disco e ai quali ho comunque dato un 3,5, non di più, perché si tratta sempre di lavori attorcigliati sui classici stereotipi black. Un disco che, seguendo questo ragionamento, avrebbe meritato di più è l'ultimo Code; mi pento del 3,5, sarebbe stato da 4 pieno.
di Giulio Anichini il 22/01/2010 11.25.43
Ma va, non lo dico semplicemente perché in fondo siamo tutti dei signori Cazzodinessuno e, ribadisco per l'ennesima volta, secondo me le parole di questa recensione sono ben focalizzate e contestualizzate, al punto che il voto assume un'importanza persino minore rispetto a quella già molto bassa che gli andrebbe concessa di solito. Permane piuttosto il dubbio sul valore assoluto del metal e dei suoi derivati nel secondo decennio del terzo millennio, e quindi la valutazione che bisognerebbe attribuirgli considerando generi e sottogeneri in piena coscienza. Ma, con tutto il rispetto, dubito che riusciremo a chiarirlo in questa sede. Nel mentre, proverò ad ascoltare questi Code, hai visto mai che una volta tanto queste discussioni riescano addirittura a rivelarsi utili? :-P
di Manzotin il 22/01/2010 11.49.39
Approvo la scelta della mezza stelletta in meno (per quel che conta cmq...), se non altro perchè i testi fanno veramente pietà.... -_-"
di Aeon il 22/01/2010 12.47.37
Ops, addirittura in triplice copia O_O meraviglie della tecnologgggia ;D
di Aeon il 22/01/2010 12.51.52
ma ancora esistono questi? comprai una t-shirt nel 1996 solo per quanto era pacchiana. non gli avrei dato più di due album di vita. certe cose solo nel metal possono succedere...
di cranioclast il 22/01/2010 20.32.15
ma ancora esistono questi? comprai una t-shirt nel 1996 solo per quanto era pacchiana. non gli avrei dato più di due album di vita. certe cose solo nel metal possono succedere...
Touché...
di Giulio Anichini il 22/01/2010 20.46.28
curioso che una band metal viva in media più di una pop, eh?
di Eugenio Crippa il 23/01/2010 2.04.07
che sia una questione... generazionale?
di cranioclast il 23/01/2010 11.05.33

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