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Part the Second

di Cristiano Iarusci ~ 11/01/2010
Tra le spire di un sogno lucido

In parapsicologia, quello di proiezione astrale è concetto ben recepito e documentato. Esso corrisponde, spannometricamente, al presupposto di esperienza extracorporea, durante la quale il praticante sarebbe presente solo in uno stato incorporeo puramente "energetico". Ora, quanto possa essere più o meno speciosa l'interpolazione di tale paradigma pseudo-scientifico con l'affaire musicale vero e proprio, non siamo sostanzialmente in grado di quantificarlo. Fatto sta che Part the Second, rivisitazione psico-percettiva di alcuni classici motW del passato - scaturita, sembra, proprio da sedute di sogno lucido -, è di certo espressione archetipica di uno stato di grazia, giunto provvido, nel 2009 scorso, ad illuminarci con l'immenso carico immaginifico dei suoi cinque episodi.

In tutta franchezza, non ce lo aspettavamo. Dopotutto, i motW li davamo per morti e sepolti nel 2003, previa reincarnazione nei Kayo Dot per volontà pregnante del master mind Toby Driver. Uno per il quale, in tempi non sospetti, si era già scomodato tale John Zorn, che lo volle fortemente nel roster Tzadik. Le menti creative, d'altronde, sono come i cavi dell'alta tensione: si attraggono ineluttabilmente, specie quando percorsi da correnti concordi.

Solo che una rielaborazione di sé tanto straniante appariva quasi impronosticabile, sebbene sia emanazione di una mente che pure ha contraddistinto, a modo suo, il decennio con lavori di eccelso (e pressoché ignorato) spessore come Bath e Leaving Your Body Map, sempre saltabeccando tra generi e prospettive di genere (post, prog, technical death, avant, etc.). Ma se in origine l'assunto era (tutto sommato) radicato a parametri di contaminazione riconoscibili anche in espressioni più canoniche ed alternative, oggi la chiave di (s)volta è la completa trasfigurazione del processo compositivo in qualcosa che condensa la scienza della percezione in simulacro uditivo. E così, si narra, il disco in questione non nasce da un canonico percorso di elaborazione creativa della musica, ma di vero e proprio "incontro" con essa. Musica "trovata", più che composta, come documentato nei contenuti didascalici allegati ad ogni brano. Una metamorfosi che, per progressivo raffinamento ed abbandono delle asperità più estreme, potrebbe finanche porre i motW su un piano concettuale affine agli Ulver.

Che sosteniate o aborriate i presupposti in oggetto, o che accettiate o meno la presunta nascita di un astral metal, poco importa. Part the Second è contaminazione elevata all'eccelso, un distillato elegiaco di sedimenti espressivi noti, filtrati ed alterati da una lente cognitiva in sospensione spirituale grazie alla quale la rarefazione post dei Bark Psychosis e dei GY!BE, l'orchestralità neo-classica più elusiva dei Rachel's, l'intricatezza progressiva e raffinata dei Sieges Even di Steps e a Sense of Change si stagliano sull'apparato avant-prog degli Univers Zero, per la più pindarica delle evasioni dai generi. Un lavoro imponente per sintesi stilistica e sinergia delle componenti elementari quanto per modalità di realizzazione, se è vero pure che esso vede la luce con il solo supporto economico dei fan della band, che per tal motivo ne ha disposto il download gratutito dalla seguente location.

Senza paura di sbagliare, ora possiamo serenamente dichiarare concluso il primo decennio del terzo millennio.

Di recente, nello stesso genere:

Dead Heroes Club
A Time of Shadow
Way To End
Desecrated Internal Journey
Airbag
Identity
Diablo Swing Orchestra
Sing Along Songs for the Damned & Delirious

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