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IsisRadiazione irregolare
Isis
chi
Isis + Transitional
dove
Milano, Tunnel
quando
2009-11-23

Radiazione irregolare

Le zone d’ombra di un successo luminoso

di Giancarlo Maero ~ 14/12/2009

Qui a Kronic abbiamo parlato parecchio degli Isis negli ultimi anni – era del resto inevitabile, considerando importanza e seguito che Turner e soci hanno assunto. La loro nuova visita, a pochi mesi dal concerto torinese, ci permette dunque di affrontare un discorso che va oltre il fattore contingente ma che riteniamo parimenti rilevante. Parliamo, in sintesi, di cos’è un’esibizione dal vivo, una riflessione che già nasceva la sera precedente, al concerto di Buried Inside e Tombs, e che viene amplificata ventiquattro ore dopo, quando è in ballo un nome oggettivamente di ben altro peso.

L’apertura coi Transitional è di per sé un buono spunto. Valgono esattamente le stesse annotazioni riguardanti il disco da poco recensito. L’atmosfera è avvolgente e permea facilmente il locale, ma se non si è interessati non impegna più di tanto – all’arbitrio di ognuno decidere se ciò sia un bene o un male, se non altro non ci si stanca. Il duo, totalmente fisso sulla generazione dei drone, nulla aggiunge in termini di interazione.

Passato il momento dei supporter, si nota in fretta quanto gli Isis abbiano attirato un pubblico molto eterogeneo e sensibilmente impaziente. Quando la band attacca, da subito si mostra impeccabile nella riproposizione del proprio materiale. Anche troppo, evidenziando semmai una certa ripetitività di strutture – diciamolo: lo sapevamo già dall’ascolto dei loro dischi quanto magistrali gli Isis fossero nell’uso di climax, alternanza pieni/vuoti, e momenti più melodici, però messi in fila i pezzi più celebri delle ultime opere si assomigliano parecchio. Ma è pur anche vero che un concerto non può generalmente accollarsi l’onere di risolvere tali controversie, deve piuttosto offrire qualcos’altro in più. Da parte sua, il gruppo mostra un’intensità, una concentrazione e una convinzione invidiabili, e l’energia riversata nell’esibizione è ripagata dal forte flusso empatico tra musicisti e fan. Lo sfogo emotivo di tanta attesa è immediato e resterà alto per tutto il resto della serata.

Tutto per il meglio? Per molti, sì. Manca però ancora qualcosa, e sta nella natura della comunicazione tra sopra e sotto il palco che ha contraddistinto i numi del rock – in senso lato: anche spingendosi su hardcore o metal, il concetto non cambia. Non vogliamo crocifiggere gli Isis, che sono solo un esempio, ma quel che qualifica i grandi del palco è la capacità di trascinare il pubblico con sé. Tutto il pubblico. Anche lo spettatore che è arrivato stanco, o quasi per caso, o dubbioso. Mentre il collegamento subliminale che connette una band come quella di Turner alla cerchia dei suoi fan non nasce in una sera come questa, esiste già a prescindere e basta una nota per riattivarlo. Esecutore e uditore ne sono perfettamente a conoscenza e sono pronti a porsi nella disposizione d’animo favorevole, per cui al musicista non resta che riprodurre perfettamente quanto suonato su disco. Ma dunque a che serve una replica di emozione, provata di già in privato?

La firma della star che supera i confini delle nicchie fideistiche non è tanto quella di rinnovare l’acuto, lo stacco ritmico o il passaggio in unisono, ma piuttosto la capacità di uscire dai pochi metri quadrati di un palco e andare a prendere proprio quello spettatore rimasto indietro, fisicamente ed emotivamente. Di questo mancano tanti onesti leader delle innumerevoli enclave musicali – spesso esse stesse gaudenti della propria ridotta entità, così più facilmente spacciabile per élite – che sovrappongono e confondono (inconsapevolmente o meno) la dicotomia “sostanza/apparenza” col binomio “musica/spettacolo”, che invece non ha alcuna necessità di essere posto in termini antitetici. Non si tratta di fare i pagliacci, ma di scendere dal piccolo piedistallo del proprio io per prestarsi a comunicare e coinvolgere. Senza questa capacità, anche nella folla restano delle isole di grande, incolmabile solitudine. Quel vuoto malinconico e silenzioso che, nonostante l’indiscutibili bravura degli Isis, ha invaso irrimediabilmente il sottoscritto stasera.

[Foto di Eugenio Crippa]

 

transitional @ tunnel (credits: opethpainter )

transitional @ tunnel (credits: opethpainter )

transitional @ tunnel (credits: opethpainter )

isis @ tunnel (credits: opethpainter )

isis @ tunnel (credits: opethpainter )

isis @ tunnel (credits: opethpainter )

isis @ tunnel (credits: opethpainter )

isis @ tunnel (credits: opethpainter )

isis @ tunnel (credits: opethpainter )

isis @ tunnel (credits: opethpainter )

isis @ tunnel (credits: opethpainter )

isis @ tunnel (credits: opethpainter )

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