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Shrinebuilder

di Simona Conte ~ 14/12/2009
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Gli architetti del doom

Shrinebuilder, nato dalla mesmerica unione di giganti quali Wino, Al Cisneros, Scott Kelly e Dale Crover, oltre a essere un disco di bellezza rara e di intensità stupefacente, rappresenta una vera e propria lezione sull’equilibrio formale e sulla composizione.

Il fascino magnetico di ognuno dei cinque episodi dell’album risulta irripetibile in virtù della perfetta sintonia fra i quattro musicisti i quali, ben consci di cosa sia l’economia di un pezzo doom/sludge, riescono a coadiuvarsi l’un l’altro, senza mai esasperare la risonanza e la profondità delle tessiture sonore e evitando d’imporre la propria personalità o la cifra stilistica delle loro band di appartenenza. Così se in Solar Benediction, The Architect e Science of Anger risuonano massicce le classiche tonalità doom/psychedelic/blues/southern dell’ultimo Wino o la vena più sanguigna e tribale dei Neurosis, in Pyramid of the Moon e Blind for All To See guizzano le vampe delle vibrazioni intimiste di Scott Kelly e, in maniera più soffusa, l’ipnotico misticismo degli Om.

Un simile approccio stilistico fa di Shrinebuilder un disco profondo, magnetico ed evocativo, eppure sempre lucido, dinamico, concentrato sulla proporzione e sulla fluidità. Un’autentica dimostrazione, in un periodo in cui il genere sludge/doom torna ad attrarre le platee, di come amalgamando con maestria coscienza, incoscienza e crepitante intensità si possa creare un piccolo gioiello.

Di recente, nello stesso genere:

The Gates Of Slumber
Hymns of Blood and Thunder
Mustasch
Mustasch
Devar
Alternate Endings
Culted
Below the Thunders of the Upper Deep

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si dice sul forum...

Una prova bellissima, con dei protagonisti enormi, ma con un difetto: la scarsa durata (è poco più di un ep!)
di Nico Segantin il 14/12/2009 20.16.50
già pronto a vederli al roadburn!
di Iacopo De Gregori il 15/12/2009 9.25.44
Gran bel disco, ma forse mi sarei aspettato un guizzo in più, nel senso che dal calibro degli artisti coinvolti speravo in qualcosa di radicalmente altro, mentre si sentono molto forti le varie influenze portate da ciascuno dei membri (in particolare Cisneros, l'impronta degli OM è fortissima). Ciò non toglie che sia un prodotto di qualità superiore. Se posso pronunciarmi sulla durata, a me non sembra sia un difetto. Negli ultimi anni si sprecano dischi da 60-70 minuti e più, nella convinzione che "più è meglio"... un po' di doti di sintesi ogni tanto sono apprezzate.
di Karhu il 16/12/2009 13.42.22
Sono d'accordo con Karhu, circa la capacità di sintesi in linea generale, ma per questo disco in particolare sentire ancora un paio di brani da questi personaggi (che difficilmente si concedono passaggi a vuoto) mi avrebbe fatto un gran piacere!
di Nico Segantin il 20/12/2009 14.34.42

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