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Liebe Ist für Alle da

di Francesco Eandi ~ 09/12/2009
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L`amore è lì per tutti. Affilate i coltelli.

Quel geniale concentrato di heavy metal, industrial, effetti pirotecnici, storie splatter e cattivo gusto è tornato: di certo più in forma rispetto alle seconde scelte di Rosenrot (il disco, del 2005, venne assemblato con le canzoni scartate da Reise Reise, 2004), per il resto perfettamente in linea con la precedente Rammstein-produzione. D’altra parte, registrare le evoluzioni stilistiche della band crucca è un po’ come tracciare anno su anno la deriva dei continenti: un fenomeno innegabilmente presente, per quanto impercettibile.

In 14 anni, dall’esordio di Herzeleid (1995) a questo nuovo Liebe Ist für Alle da, la formula vincente è cambiata poco assai: la base ritmica squadrata, le chitarre ipersature, le fugaci ma decisive incursioni elettroniche di Christian "Flake" Lorenz. E ovviamente Till Lindemann e le sue liriche sulle perversioni del genere umano, la sua voce baritonale, il suo cantar-declamando, che ogni tre per due sembra stia annunciando l’invasione della Polonia. Da qui, e dal vago sapore militaresco di tutto l’ensemble, qualche polemica circa tendenze destrorse dei nostri. Nulla di più infondato, ma l’ambiguità fa parte del fascino del fenomeno Rammstein, unica band di madrelingua tedesca (e non solo nel circuito heavy metal) ad avere cifre di tutto rispetto anche fuori dai patrii confini.

Di tutto questo i Rammstein ne mostrano piena consapevolezza nell’iniziale Rammlied, anthem-song di sicuro impatto live pienamente auto-referenziale: “L’attesa è finita / porgi l’orecchio alla leggenda / Rammstein!”. Se non sapessimo dell’ironia e dell’autoironia della band, sarebbe quasi stucchevole l’analogo intento mal dissimulato in Haifish: “Sei cuori che bruciano / per scaldarti” è la dichiarazione di amore e gratitudine ai fans. Naturalmente i sei sono i Rammstein stessi.

Più interessanti Ich tu dir Weh - il chorus è costruito su un giro di accordi tanto semplice quanto efficace, al punto da essere il prossimo singolo dopo Pussy – e la successiva Waidmann Heils, forse l’episodio migliore del disco. Waidmann Heils, ovvero  il “saluto dei cacciatori”, spietato quanto basta: “Sul mare, sulla terra, scrutando la distruzione, la creatura deve morire! Morire!”. Come anche la title-track, sono pezzi veloci, pesanti, compatti: quasi punk nell’attitudine, ma che sterzano verso l’epica grazie a chorus dalle felici intuizioni melodiche. In sintesi, i Rammstein. Appunto.

Frühling in Paris è forse il brano più squisitamente rock che i Rammstein abbiano registrato: a leggere le liriche, pare quasi incredibile siano nate dallo stesso combo che ha messo in musica il caso del cannibale di Rothenburg. Manco un morto ammazzato, solo struggimento per un amore terminato. A Parigi. Manco Bon Jovi. Dev’essere per compensare che in Pussy si va invece molto più sullo spiccio. Primo singolo, con tanto di video, genuinamente porno, ovviamente censurato ma ben disponibile su internet, è un brano scritto con la mano sinistra appositamente per fargli fare il mestiere del singolo. C’è di meglio. Anche come porno.

Wiener Blut, B******* (un qualche epiteto irripetibile auto-censurato) e Mehr aggiungono poco, mentre la conclusiva Roter Sand è un tentativo non pienamente riuscito – ma comunque apprezzabile – di giocare la carta della ballad. Bene, bravi, un capolavoro come Mutter per il momento rimane ancora distante, ma Liebe è un buon lavoro.  Ora non rimane che vederli dal vivo. A patto di non prenderli troppo sul serio, è proprio lì che i Rammstein si manifestano in tutto il loro splendore.

Di recente, nello stesso genere:

Saltatio Mortis
Wer Wind Sæt
HolyHell
HolyHell
Burning Starr
Defiance
The Gates Of Slumber
Hymns of Blood and Thunder

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si dice sul forum...

ma si alla fine sono d'accordo... al primo ascolto l'avevo bollato come insipido ripetitivo ed insignificante, poi ho alzato il volume........ e..... beh spaccano ancora di brutto... tamarri fino al midollo, melodicamente ruffiani come pochi, ma alla fine l'album si ascolta ed è piacevole. un compitino dopo reise reise, evidente che di idee fresche al momento non ce ne sono, ma alla fine con mestiere ne sono usciti in modo dignitoso
di pirce il 09/12/2009 0.42.47
Mi chiedo tutto sommato quanti gruppi al 6° album abbiano idee tanto fresche, tutto sommato ciò che chiamiamo mestiere (come se fosse qualcosa di poco artistico), forse è solo il modo di fare musica e lo stile di comporre e produrre di una band. Ci sono gruppi come AcDc-Motorhead o IronM che con la stessa gittata evolutiva musicale dei R+, ci sono andati avanti 30 anni. A me LIFAD piace, non mi da più il senso di nuovo come quando li scoprii qualche anno fa, ma è naturale. In questo desolante 2009 (musicalmente) è un disco che può tenermi compagni un bel pò di ascolti.
di gotboi il 09/12/2009 13.51.47
Assolutamente. Volevo anch'io fare il parellelo con Iron e AC/DC, che ho tagliato per brevità, ma di bands che trovano un canovaccio vincente e lo ripropongono all'infinito è pieno. Non è necessariamente un male, in questo caso moltissimo lo fa in songwriting...
di Francesco Eandi il 09/12/2009 18.04.18
non sono d'accordo sul fatto che il 2009 sia stato musicalmente desolante... proprio per niente.
di Eugenio Crippa il 09/12/2009 20.16.16
Mi ricordo che quando scopriì i Rammstein con Mutter (a mio avviso il loro must) rimasi sbalordito e affascinato, e così feci con precedenti 2. Quando uscì Reise Reise invece cominciai a dire "Si, vabbè, però sempre 'stà roba..." e Rosenrot si dimostrò quello che era, ovvero un riempitivo di scarti, e anche li alla fine "Si, vabbè, sempre 'stà roba...". Ovvero, ormai lo stile dei tedeschi ho imparato a conoscerlo e più di tanto dal loro genere non posso attendermi. E difatti con questa consapevolezza ho approcciato questo disco che invece di contro mi è piaciuto, in alcuni punti un pò meno, ma mi ha divertito proprio perché anche questa volta "Si, vabbè, sempre 'stà roba..."
di P2K! il 10/12/2009 8.32.05
Mi ricordo che quando scopriì i Rammstein con Mutter (a mio avviso il loro must) rimasi sbalordito e affascinato, e così feci con precedenti 2. Quando uscì Reise Reise invece cominciai a dire "Si, vabbè, però sempre 'stà roba..." e Rosenrot si dimostrò quello che era, ovvero un riempitivo di scarti, e anche li alla fine "Si, vabbè, sempre 'stà roba...". Ovvero, ormai lo stile dei tedeschi ho imparato a conoscerlo e più di tanto dal loro genere non posso attendermi. E difatti con questa consapevolezza ho approcciato questo disco che invece di contro mi è piaciuto, in alcuni punti un pò meno, ma mi ha divertito proprio perché anche questa volta "Si, vabbè, sempre 'stà roba..."
di P2K! il 10/12/2009 8.32.13
Pienamente d'accordo con la recensione e, soprattutto, con il buon Crippa. Ora che è quasi finito, si può affermare tranquillamente che il 2009 sia stato l'anno forse più interessante dell'ultimo lustro.
di Manzotin il 10/12/2009 10.57.49
che tristezza...
di che tristezza il 11/12/2009 20.38.27
Grande album come sempre. Concordo su Waidmanns Heil (controlla almeno i titoli prima di recensire) come pezzo migliore del lotto, mentre dissento sul giudizio, sembra generale, di Rosenrot come punto più basso della carriera dei tedeschi. Mann gegen mann "fa" da sola un album, mentre Stirb nicht vor mir e Feuer und Wasser sono tra i pezzi più belli del catalogo Rammstein. Mutter inarrivabile e siamo d'accordo ma sono album che escono fuori ogni cento anni. La frecciatina ai Bon Jovi potevi risparmiartela :-)
di ubik il 15/12/2009 0.15.05
gruppo nato sopravvalutato.
di cranioclast il 07/01/2010 19.23.26

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