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 Astra (USA) - The Weirding
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The Weirding

di Eugenio Crippa ~ 25/11/2009
The world spins out of tune, and there’s nothing we can do to save it now…

Ragazzi che disco! Otto brani, quasi ottanta minuti di musica, perfetti sia dal lato sonoro che da quello iconografico per un doppio vinile apribile impreziosito da una meravigliosa copertina in stile Roger Dean. Se non sapete chi è l’illustratore in questione, potete anche cliccare nuovamente sul logo di Kronic, e dirigere la vostra navigazione verso altri lidi; il resto dei lettori invece probabilmente conosce, almeno per sentito dire, gli Astra, quintetto californiano che oggi esordisce su Rise Above Records. Quasi in antitesi con i già recensiti Litmus e loro compagni di scuderia, gli Astra hanno un fascino retrò che al sound martellante degli autori di Aurora manca quasi del tutto.

Certo accusare di paraculaggine una band derivativa in tutto e per tutto, compresa la foto di gruppo, verrebbe quasi naturale, non fosse che The Weirding suona così spontaneo da commuovere; se la data riportata in copertina fosse 1969 anziché 2009 probabilmente non ce ne accorgeremmo neanche. Tra i brani spiccano le composizioni più lunghe, dai 10 minuti di Silent Sleep ai 17 di Ouroboros, maratone psichedeliche che si reggono però su melodie e fraseggi abbastanza immediati, che vi ritroverete facilmente a canticchiare tra voi durante l’ascolto. I brani, prevalentemente strumentali, sono dominati in maniera assoluta dalle tastiere vintage di ogni genere e suono e da chitarrismi lisergici, mentre la batteria resta sempre in secondo piano, quando non completamente assente. Un lavoro genuino, che fa dimenticare in un colpo solo il resto delle produzioni retrò degli ultimi anni. Gli appassionati del genere lo ameranno incondizionatamente!

Di recente, nello stesso genere:

A Dog To A Rabbit
A Dog to a Rabbit
Ajalon
This Good Place
Transatlantic
The Whirlwind
Mastedon
3

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si dice sul forum...

la copertina fa cacare...
di Ghost Dog il 25/11/2009 9.07.40
Anche la produzione. Peccato perché le composizioni sono eccellenti. Per cortesia, non venitemi a dire che uno stile retrò necessita per forza di una registrazione vintage. Anche perché dei suoni così sporchi e confusi, oggigiorno, risultano persino più artefatti di tante produzioni hollywoodiane.
di Manzotin il 25/11/2009 9.51.51
ciao a tutti, sono un novizio... ho letto tante recensioni di questo splendido disco, che ho immediatamente acquistato.... ma ce ne fosse stata una che abbia dato conto di una produzione scandalosa, un suono piatto e ovattato davvero improponibile! Credo che dovere di un recensore sia di dare anche questo tipo di informazioni, per rendere l'eventuale acquisto di un disco più consapevole. In ogni caso, a livello prettamente musicale, ripeto, è un gran disco.
di federock il 25/11/2009 11.37.52
Va beh dai, qualcuno ci ha pensato. Molto democraticamente, su Kronic vige il commento libero, senza moderazione preventiva. Sarà che così, a volte, il lettore può parare il deretano al recensore. Si scherza, via... :-P
di Manzotin il 25/11/2009 12.45.01
forse il fascino di questo disco sta nella produzione, che è VOLUTAMENTE ovattata. uno stile retrò non necessita di una produzione del genere OGGI, volendo siamo agli antipodi rispetto alle uscite new-prog dei vari riverside, porcupine tree, eccetera. non credo che nessun altro abbia non parlato in alcun modo della produzione... mea culpa in questo caso, ma al giorno d'oggi chi - tra gli appassionati s'intende... - compra un disco a scatola chiusa? la produzione non è improponibile, siamo noi a non sapere più ascoltare un disco. la questione è stata affrontata anche nella recensione dell'ultimo porcupine tree...
di Eugenio Crippa il 25/11/2009 14.04.18
Con tutto il rispetto, pure io posso fare VOLUTAMENTE una stronzata, ma a prescindere dalle mie intenzioni, quella sempre una stronzata rimane. XD Un conto è attribuire al disco un suono caldo, polveroso, "valvolare" (chiedi chi erano i Kyuss...), un altro è questo anacronistico pastone ai limiti dell'intelliggibilità. Difetto ancora più grave, considerando l'altissima varietà di un songwriting oggettivamente castrato ed appiattito da una produzione inadeguata. Il paragone con Riverside e Porcupine Tree è talmente fuori contesto per differenze di sound e attitudine che, senza offesa, non merita nemmeno una risposta. In questo senso, sul sapere ascoltare un disco o meno, sarebbe meglio che ognuno parlasse per sé.
di Manzotin il 25/11/2009 14.55.51
Mi trovo perfettamente in linea col pensiero del Sig. Manzotin!! Dischi del genere, settantiani fino all'osso, ne ho sentiti molti: cito a mò di esempio i nostrani Standarte, La Maschera di Cera, o gli album dei Black Mountain o ancora gli Orne con quella gemma che è "the conjuration by the fire"... ma tutti questi mantengono la loro dimensione retrò pur vestendola d'un suono più pulito e professionale, più piacevole all'ascolto insomma, senza per questo snaturarsi o proporre un suono troppo artefatto e poco adatto al genere psichedelico come quello proposto dalle band di New Prog tipo IQ o Flower Kings, per capirci... Inoltre il mio discorso non voleva sottintendere che oggi si comprino dischi a scatola chiusa (peraltro se qualcuno lo fa ancora, ha tutta la mia stima, e qualora si tratti di bands affermate, i fans "tifosi" credo lo facciano ancora); intendevo solo che a volte attenersi ai sample o alle tracce su myspace è fuorviante xchè quando li si ascolta si spera che il suono scadente sia dovuto alla bassa qualità audio di questi strumenti, salvo poi, nel caso degli Astra, dover constatare che è proprio così!! Se il mio discorso è sbagliato, vuol dire che le recensioni dei dischi non servono più a descriverli, e facciam tutti prima a scaricare gli album magari senza più comprarli... con le ovvie conseguenze negative per questa nostra grande passione. Senza polemica, saluti a tutti (un appassionato di rock a tutto tondo che da 15 anni compra dischi e riviste)
di federock il 25/11/2009 17.18.33
Eugenio, credo che tu sappia già quello che voglio dirti da buon cultore del rock settantiano: album stupendo e vera sorpresa in positivo di quest'anno.
di Riccardo Osti il 25/11/2009 17.53.12
Eugenio, credo che tu sappia già quello che voglio dirti da buon cultore del rock settantiano: album stupendo e vera sorpresa in positivo di quest'anno.
di Riccardo Osti il 25/11/2009 17.53.19
Lo sto sentendo proprio ora e la produzione non mi sembra così pessima. Oltre tutto, pur non essendo un ascoltatore abituale di prog, mi sta piacendo parecchio. Davvero bravi.
di Karhu il 28/11/2009 11.44.03
Infatti il disco è splendido, ma tra i due estremi di produzione professionale ed amatoriale, secondo me questa tende pericolosamente verso la seconda opzione. Il fatto che i contenuti siano così strabilianti da poter anche passare sopra ad una "veste formale" non all'altezza, tutto sommato, non è una scusante. Semmai il contrario.
di Manzotin il 30/11/2009 11.10.40
Nostalgia fottutamente canaglia (sentire un Arp Odyssey in un disco del 2009 mi ha dato brividi retrospettivi indescrivibili). Un solo appunto: appurati i ruggenti momenti di revival psychedelic/space '70, la riverenza è talmente prona da sfociare troppo spesso in eccessi di zelo citazionista. In "The Weirding", giusto per dirne una, gli Astra riciclano in modo pressoché sfacciato i King Crimson di "Cirkus", senza comunque preoccuparsi troppo di curare le apparenze nei successivi minuti del disco, nei quali sembra di assistere ad una pindarica jam session tra Pink Floyd, Hawkwind ed Eloy. D'accordissimo con Eugenio sulla volontarietà della scelta di produzione (che, per inciso, non appare poi nemmeno così biasimevole). D'altronde, ditemi voi con una scelta di stile tanto marcata quali altre alternative avessero per suonare esattamente come una band dell'epoca. Per la cover, comunque, meglio non scomodare riferimenti tanto illustri, dato che a mio avviso sembra poco più che il surrogato di un dettaglio grafico ispirato vagamente all'opera del fenomenale Roger.
di Cristiano Iarusci il 30/11/2009 13.00.05
Perfetto, anch'io mi trovo d'accordissimo con me stesso sul fatto che un errore volontario è doppiamente biasimevole. X-D
di Manzotin il 30/11/2009 13.35.10
Suvvia Manzo, non saranno certo le mie parole a detronizzarti dal tuo Iperuranio :P Partendo dal presupposto che tu hai ragione dogmatica a prescindere, provo solo ad inferire come la scelta di produzione possa essere legata essenzialmente all'uso di strumenti vintage, come Arp Odyssey, Moog, Mellotron e supreme anticherie del genere, i quali mal digerirebbero i moderni ambiti di produzione. Ormai sappiamo bene che la digitalizzazione di un suono pesantemente analogico, sporco ed irregolare (e, per questo, meravigliosamente caldo e vibrante) come quello degli strumenti dell'epoca può determinare anche il totale snaturamento della risposta in frequenza del segnale originale, con risultati potenzialmente devastanti (ancora oggi il confronto tra "Close to the edge" su vinile e su Cd mi sembra quasi riferirsi a due dischi diversi). Vero è che il passo di campionamento ha raggiunto livelli di ragguardevole dettaglio, ma in fondo credo che l'unico modo per far suonare uno strumento vintage "as is" sia ancora produrlo come veniva prodotto quando vintage non era. Cmq, a dirla tutta, non ritengo la produzione in esame nemmeno tanto orripilante, in valore assoluto.
di Cristiano Iarusci il 30/11/2009 16.44.08
Ma sì, punti di vista, il mio ultimo post era solo un'evidentissima presa per il culo autoinflitta... X-D
di Manzotin il 30/11/2009 18.20.20
la copertina l'ha fatta Arik Roper! impossibile che sia brutta, infatti non lo è
di Stefano Fanti il 11/12/2009 14.28.43

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