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Scott MatthewUnplugging Scott Matthew
chi
Scott Matthew + Gender Bender Festival
dove
Bologna, Museo Della Musica
quando
2009-11-07
Sette anni di Gender Bender
Il Gender Bender è un festival interdisciplinare che porta avanti, da sette anni, un discorso sulle rappresentazioni del corpo e delle identità di genere. Un progetto dal profondo valore estetico e politico.

Unplugging Scott Matthew

Breve decalogo per morire (e piangere) dalle risate

di Simone Varriale ~ 13/11/2009

Sorpresa è una parola ingenerosa per Scott Matthew, visto che il cantautore australiano (di stanza a New York) ci aveva già colpito con il suo ultimo album, There's an Ocean That Divides... . Eppure il concerto tenutosi nell`ambito del Gender Bender Festival è stato tanto bello quanto inaspettato per diversi motivi.

Immaginate il contesto. L'atmosfera antica e contemplativa di un "Museo Della Musica" con un intricato percorso di scale e corridoi per raggiungere la stanza dell'esibizione, che si rivela essere una saletta con pochi posti e il palco illuminato tipo un altare. I tratti, insomma, sono quelli dell'evento costruito con tutti i crismi della cerimonia per eletti. E nei secondi che separano l'abbassarsi delle luci dall'ingresso del cantautore, sembra che la porta stia per essere varcata dal padreterno: l'artista con la A maiuscola e la sua proverbiale spocchia.

Scott Matthew invece sgattaiola in penombra bisbigliando "hello", in punta di piedi visto che gli sembravamo "così silenziosi". Se la ride, e continuerà a farlo per l'ora seguente. La sua voce giganteggia su canzoni spogliate di ogni orpello, mentre il suo humor, tra un brano e l'altro, trasforma l'atmosfera "arty" della serata in una brillante presa per i fondelli. Il tutto sorseggiando un bicchiere di vino che a fine concerto sparirà con tutta la bottiglia.

La scaletta pesca molto dal passato, ma non mancano canzoni nuove come White Horse e Community. E poi parecchie sorprese: una Friends And Foes presentata come "esperimento al pianoforte", con tanto di "stecca" che diventa l'ennesima, irresistibile gag; uno splendido brano inedito, infilato con nonchalance prima di Upside Down; e poi Silent Nights, uscita come singolo natalizio nel 2008. Infine (infine?) tre cover stellari come No Surprises dei Radiohead, Harvest Moon di Neil Young e - la bomba - un quasi medley tra Surgery (dal primo album) e Heaven Knows I'm Miserable Now degli Smiths. E il bastardo (si fa per dire) la butta lì come se fosse la canzone del falò di ferragosto, maciullando il nostro stomaco una volta per tutte. Senza gli arrangiamenti orchestrali dell'ultimo album, inoltre, le canzoni rivelano un talento che va molto aldilà del generico paragone con Antony And The Johnsons. La voce di Matthew riempie la sala con la maestosità di un'orchestra sinfonica, anche quando si limita al sussurro e al suggerimento.

Si potrebbe dire che stasera Scott Matthew ha suonato il pubblico, portandolo in posti che il suo ultimo disco lasciava solo immaginare. E questo senza saper suonare il piano (dice lui), senza una backing band, uccidendoci (e uccidendosi) dalle risate nonostante la commozione.

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There Is An Ocean That Divides....
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