username: password: Registrazione
Condividi

Mùminserisci questo disco tra i tuoi preferiti

Sing Along to Songs You Don’t Know

di Cristiano Iarusci ~ 09/11/2009
Gioventù (un po` meno) beata

Certi cambi di direzione sanno di pia accettazione. Consapevolezze - è inevitabile - semplici da metabolizzare più che far accettare.  I Mùm, d’altronde, lo avevano intuito già ai tempi di Summer Make Good. Lo hanno capito invece benissimo due anni dopo, dopo aver realizzato che la mente (fin troppo) feconda di Kristìn, in una delle sue fughe pindariche, aveva dato alla luce una gemella immaginaria di troppo, di nome Krìa Brekkan.

Una dozzina di mesi dopo, hanno provato a farlo capire un po’ a tutti con un lavoro che esprimeva, quasi con noncurante disinvoltura, il senso di una verginità perduta, manco fosse una confessione sfacciata a genitori allibiti. Una verginità eterea, retrospettiva come una vecchia diapositiva islandese. Per un’età adulta più candidamente (e canonicamente) nordica.

Non che in questo disco venga meno la voglia di scherzarci su. Al contrario, l’età adulta conserva le sue fiabe (If I Were a Fish) e le sue improbabili filastrocche (Kay-ray-ku-ku-ko-kex). I Mùm, a questo, dimostrano di continuare a tenerci. E non poco. E pazienza se il linguaggio corale, benché per tenerezza trattenuta ancora formalmente puerile (Hullaballabalú), dimostra minor sospensione immaginifica: i racconti sono in fondo ancora credibili. Anche quando il contesto primigenio, rinnovato nell’estetica e nella sostanza, trasfigura in una strumentalità aperta e contaminata dalla concretezza (seppur minimale) di spore kraute alla Stereolab (Sing Along), di suggestioni pop/cantautorali dal sapore tanto Kings Of Convenience quanto Belle and Sebastian (Prophecies & Reversed Memories), indugiando finanche in più confidenziali stramberie videoludiche (The Smell of Today Is Sweet Like Breastmilk in the Wind) quando l’inerzia narrativa lo consente. Per sostituzione complessiva, diremmo, di risolutezza pop ad imprevedibilità post-fanciullesca (vedi Sigur Ros per ulteriori dettagli).

 Sing Along to Song You Don’t Know ci restituisce, in sostanza, i Mùm meno islandesi di sempre, ove la permutazione pop-folktronico/folk-poptronico è uno scambio equivalente accettato nel retaggio sbarazzino di un impianto folk meno ampio ed impalpabile, che rifulge di luccichii elettronici forse solo per ritrovarsi, malinconicamente, allacciati all’immagine residua del passato. Il che li rende, a conti fatti, indubbiamente diversi da prima. Ma non necessariamente troppo meno accattivanti.

Di recente, nello stesso genere:

Broadcast & The Focus Group
Investigate Witch Cults of the Radio Age
Langhorne Slim
Be Set Free
Steven Wilson
NSRGNTS RMXS
Lorenzo Bertocchini and The Apple Pirates
Uncertain, Texas

Esprimi il tuo voto:

si dice sul forum...

Per me invece è quel diversi da prima che li rende noiosi e inascoltabili. Grossa delusione... Finally We Are No One è molto lontano, purtroppo. Irriconoscibili.
di QuarzoNero il 11/11/2009 23.59.12
Guarda, mi fornisci un assist che manco Cassano in stato di grazia :) La tua stessa affermazione si applica in modo (per me) altrattanto esemplare a una pletora di casi. Per dirne un paio, Porcupine Tree e Tori Amos. Proprio ieri riascoltavo "Signify" e "Boys For Pele". Ci sono ben pochi margini di errore sui dischi in questione: era magia pura, ispirazione incontrovertibile, senso di abbacinante (e quasi ingenuo) splendore di un atto creativo. Presupposti purtroppo ora svaniti in favore di qualcosa di "diverso" ed espresso secondo estetiche sdoganate (leggasi anche "sputtanate") a loro modo apprezzabili, ma che di fatto hanno sancito la fine dell'unicità autentica primigenia. Incluso (come giustamente dici tu) il caso di "Finally We Are No One". Verginità perduta, appunto. Eppure, nonostante tutto, si parla dei Mùm e non di altri. A me non pareva opportuno demolire un disco dai passaggi a tratti anche toccanti il quale, a conti fatti, ha un solo difetto: l'assenza di Kristìn. Per il resto la musica è senz'altro di discreto spessore e, anzi, il caso in esame evidenzia una certa dignità nell'affrontare cambiamenti importanti per fronteggiare una crisi che poteva mettere il punto a tutta la storia. Cosa imputiamo allora, in questo caso, agli attuali Mùm: la responsabilità di una defezione illustre o il non aver cambiato nome alla band?
di Cristiano Iarusci il 12/11/2009 1.59.40

Aggiungi un commento:


interviste

Mùm (2003)

recensioni

Mùm
Go Go Smear the Poison Ivy
(2007)
Mùm
The Peel Session
(2006)
Mùm
Yesterday Was Dramatic – Today Is Ok (reissue)
(2005)
Mùm
Summer Make Good
(2004)
Mùm
Finally We Are No One
(2002)

news

I Mùm di nuovo in Italia: (2009)
Mùm: tornano dopo due anni con "Sing Along to Songs You Don´t Know" : (2009)
Mùm: Arriva a settembre il nuovo album: (2007)
Mùm: A maggio in Italia!!: (2004)
Creative Commons License