Si chiama Penguins Love To Rock, ed è un progetto tutto nuovo che nasce dalle ceneri di Kronic. Visita, commenta, partecipa!
username: password: Registrazione
Condividi

Grant Hartinserisci questo disco tra i tuoi preferiti

Hot Wax

di Michele Segala ~ 04/11/2009
Un mito in sordina

Su Hot Wax di Grant Hart pesa - come sempre nella sua carriera - non tanto il recente passato da solista (o all’interno della band Nova Mob), quanto l'essere stato uno dei due autori di una delle band alternative più influenti degli anni ’80: quegli Hüsker Dü che nacquero come alfieri dell’hardcore made in USA e che morirono in uno psicodramma power pop a tre (con Grant Hart alla batteria, Bob Mould alla chitarra, e Greg Norton al basso).

E’ l’incipit stesso di Hot Wax a chiarire fin da subito come stanno le cose. You’re the Reflection of the Moon on the Water esaurisce già tutto quello che aveva da dire nel giro di dieci-quindici secondi: la melodia cantata dall’ex Hüsker viene infatti perpetuata identica per l’intera durata del brano, senza mai l’accenno ad un’idea in più, in un crescendo nel quale a crescere è esclusivamente il volume, mentre l’attenzione si fa via via calante. Lo stesso discorso vale per il restante (scarso) minutaggio di Hot Wax: altre otto canzoni che buttano lì un garage rock con le solite melodie di derivazione anni ’60, con organo vintage catapultato nel 2009 da un qualche album dei Doors a caso, e con un chitarrone che fa venire un gran magone a pensare a come lo suonava (invece) Bob Mould. Sono pochi i casi in cui la musica, come si suol dire, cambia: uno è il pastiche dal sapore Broadway di I Knew All About You Since Then (un bizzarro corpo estraneo all’interno dell’album), e l’altro il brano Barbara, che, pur risultando dapprima un po’ sconcertante per l’arrangiamento all’apparenza approssimativo, si fa alla fine apprezzare per una levità alla McCartney (esplicitata nell’assolo di tromba che apre la strada ad un delicato passeggiare di archi pizzicati).

Potrebbe, al momento di tirare lo somme, sorgere il dubbio che queste nove canzoni siano un lavoro deliberatamente naif, o comunque l’opera di un uomo che gioca a rincorrere melodie semplici semplici con l’infantile convinzione di un Daniel Johnston… Ma se si volge indietro lo sguardo ai dipinti (anche tormentati) musicali cui Hart aveva saputo dar vita, si fatica a non giudicare buona parte di Hot Wax come una sciatteria assemblata di chi non si è soffermato abbastanza sul valore o meno dei brani incisi. Che difficilmente si perdona se si conoscono i trascorsi negli Hüsker Dü. Perché se c’era una cifra stilistica che contraddistinse gli Hüsker Dü, quella era il pathos. Ovvero il convogliare in una canzone di tre-quattro minuti un fiume di emozioni che sembravano premere con tutta la loro forza per la voglia di uscire. Un pathos che pure non era totalmente assente in alcuni dei lavori precedenti di Hart (con o senza l’alias Nova Mob). Ma che in Hot Wax è ormai evaporato quasi completamente, lasciando al suo posto solo (pochi) tiepidi tentativi, come quella Schoolbuses Are for Children che, per quanto ci provi, non riesce ad emulare i fasti (solisti) di una 2541.

Di recente, nello stesso genere:

Simona Gretchen
Gretchen Pensa Troppo Forte
AA.VV.
Clowns and Jugglers. A Tribute to Syd Barrett
Langhorne Slim
Be Set Free
Vic Chesnutt
Skitter on Take-Off

Esprimi il tuo voto:

si dice sul forum...

Aggiungi un commento:


Creative Commons License