In tre (Maurizio Argenziano, chitarra, Mario Gabola, sax e Massimo Spezzaferro, batteria), intransigenti nella ricerca della libertà espressiva e pragmatici nel renderla fisica e sostanziale.
Agaspastik è un buco (nero) dove vaga un free jazz (core) aperto ed abile a svicesarsi in forme concrete ed intrise da un rumorismo cerebrale. Screziature elettriche, digressioni, noise ai confini con la nevrastenia: l'assuefazione, nell'impatto (Climbing Your Backbone), è fisiologica, eppure il trattenersi con nevrosi regala attimi ricchi di pathos (Suriciorbu) destinati a non oltrepassare l'eccessiva evocazione (Calco). Tinte differenti, dunque, sebbene sempre cupe e, alla fine, tendenti alla destrutturazione sonora (Tersicore).