Con il secondo album “Cosmogenesis” gli Obscura compiono un notevole passo in avanti su parecchi fronti. Rinnovata la formazione, Steffen Kummerer ingloba due quarti dei Necrophagist e il bassista degli ultimi Pestilence, il virtuoso Jeroen Paul Thesseling, tornato da tre lustri di esperienze estranee al metal. E si fregia di un nuovo contratto con la Relapse, che sta promuovendo non poco la band.
Una spinta che del resto appare meritata dal quartetto, raffinatosi dagli esordi e ormai inserito solidamente nei binari di quel death progressivo, tecnico ed evoluto che, non casualmente, sta ritornando in auge grazie alle reunion di Atheist, Pestilence e Cynic. Dai quali gli Obscura mutuano sicuramente varie caratteristiche stilistiche e non poche esplicite citazioni: qui un vocoder, lì un passaggio vagamente fusion, e in generale una scelta di suoni e fraseggi piuttosto peculiare.
Gli Obscura rimangono tuttavia molto più aggressivi e brutali, non rinunciando a un impatto decisamente death metal, sebbene armonizzato e stemperato da un gusto che rimanda molto ai Death nel suo privilegiare alla complessità tout court un approccio basato su strutture e melodie portanti. Ed è in definitiva il loro maggior pregio, laddove il rischio di un mero richiamo per effetto revival è dietro l’angolo. L’eleganza anche formale è già molto sviluppata – per quanto non l’unico elemento in tal senso, certo l’esperienza di Thesseling lascia un marchio molto forte da un lato, e dall’altro accentua i richiami al periodo musicale di maggiore ispirazione per la band – e i margini di miglioramento vanno senza dubbio nella direzione di un equilibrio e una sintesi ancora più compatta e autonoma. Arrischiamo un certo ottimismo e apprezziamo quanto già mostrato, che non è poco.