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Death progressivo: non solo reunion!

Death progressivo: non solo reunion!

Nuove leve del death tecnico con più di un aggancio al passato. Ma qual è il loro presente?

di Giancarlo Maero ~ 17/03/2009
chi
Obscura
testuali parole
"Noi vogliamo innanzitutto scrivere canzoni dalla struttura fluida e non mostrare cosa sia possibile a livello tecnico… Inoltre cerchiamo di includere i nostri diversi bagagli culturali… senza forzare nulla però. Il tutto dovrebbe risultare organico, questo è l’obiettivo finale."

Secondo disco e uno stacco nettissimo per gli Obscura di Steffen Kummerer: grandi progressi musicali, la Relapse che punta forte sulla band, un contesto generale più che favorevole al techno-death progressivo, in grazia dei primi frutti discografici in seguito alle reunion delle grandi band di genere. E pure un ex-membro dei Pestilence a ribadire il concetto. E’ un bene o un male? E qual è la via dell’identità per gli Obscura? Ne abbiamo discusso con Steffen.

 

Prima di concentrarci specificamente sugli Obscura e “Cosmogenesis”, cerchiamo di contestualizzare. Negli ultimi anni le band principali del periodo ormai “classico” del techno-death sono tutte ricomparse (con l’ovvia eccezione dei Death): Atheist, Cynic, Pestilence. Con tanto di nuove pubblicazioni – Mameli coi C-187 prima e poi i Cynic, nonché ben presto i Pestilence. Che opinione avete in merito? Si trova un’evoluzione o progressione oltre l’interesse dato dall’effetto revival?

Non ho ancora sentito il nuovo Pestilence ma non credo possa essere un cattivo album. Patrick Mameli è un compositore molto dotato per cui da parte mia sono impaziente di ascoltare l’album. Il Cynic differisce molto da quello precedente, ma cosa puoi aspettarti con un intervallo di 15 anni? E tuttavia si riconoscono ad ogni singolo minuto le loro influenze ed origini. In conclusione “Traced in Air” è un meraviglioso album prog metal a cui vale la pena di prestare orecchio. Siamo in attesa anche dell’album degli Atheist, perciò pare che questa piccola scena sia molto attiva e vitale, anche grazie a tali reunion.

Gli Obscura traggono molto dalle caratteristiche stilistiche di questa enclave. In quali termini pensate che ci possa essere uno sviluppo, tanto in generale che per quanto riguarda la vostra band?

Noi vogliamo innanzitutto scrivere canzoni dalla struttura fluida e non mostrare cosa sia possibile a livello tecnico. Abbiamo fatto dei grandi passi in avanti rispetto al primo album, focalizzandoci sempre più sugli arrangiamenti e le strutture. Penso che ci siano ancora spazio per sviluppare le nostre capacità. Inoltre cerchiamo di includere i nostri diversi bagagli culturali, dove c’è di tutto, dalla classica alla fusion, al flamenco, allo shredding di stampo ’80, senza forzare nulla però. Il tutto dovrebbe risultare organico, questo è l’obiettivo finale.

Infatti sebbene massicciamente brutali e tecnici, gli Obscura hanno decisamente un gusto per le sfumature, incorporando ad esempio passaggi dall’influenza classic metal, in qualche modo alla maniera degli ultimi Death.

Tutti noi amiamo i vecchi album di Cynic, Death, Pestilence e Atheist. Credo che soprattutto i Death fossero capaci, da un lato,  di scrivere canzoni fantastiche con una grande struttura e ritornelli che rimanessero fissi in testa (prendi per esempio l’album “Human”). E dall’altro lato, se tu volessi fare una cover di un loro pezzo, sarebbe estremamente difficile e dovresti saper tenere bene in mano il tuo strumento. Ecco, credo che questa combinazione tra abilità compositiva e approccio musicale sia la nostra maggiore influenza ricavata da Chuck Schuldiner. Perciò posso concordare totalmente sul fatto che ci siano un tocco alla Death nel nostro suono.

Un altro punto interessante, almeno per i fan più curiosi, è la presenza di ospiti sul disco: Ron Jarzombek e Tymon Kruidenier.

I Cynic ebbero nostro promo tramite amici e apprezzarono quel che facevamo, dunque Tymon ci contattò e pensammo semplicemente che un’ospitata sarebbe stata molto interessante. Ha contribuito con un meraviglioso assolo dalle influenze fusion a “Choir of Spirits”, che dà un altro bel colore al brano in termini di suono. Jeroen poi ebbe l’idea di parlare con Ron per un altro assolo. Avevamo idee per niente soddisfacenti per quella parte della titletrack e Ron se n’è venuto fuori con un solo incredibile in cui sembra come se Brian May suonasse su un disco death metal. Davvero impressionante.

A proposito della titletrack: il titolo e l’artwork di “Cosmogenesis” hanno una certa atmosfera fantascientifica, è il riflesso di un tema ricorrente nel disco?

“Cosmogenesis” non è un concept, canzoni e testi trattano un argomento principale ma sono comunque pezzi individuali. Abbiamo iniziato con queste lyrics dal primo album e troviamo che questa grafica sia intoni molto all’idea generale della band e dell’album, per così dire. Inoltre il titolo simboleggia la ripartenza generale della band: un’etichetta, una nuova formazione, in pratica un nuovo inizio.

Al momento tre quarti della band sono cambiati e colpisce che due su quattro dei Necrophagist si sono aggiunti a te. Interessante in termini di quel cosa resta della vecchia line-up, cosa hanno portato i nuovi arrivi e quali motivi li abbiamo spinti a cambiare band.

I vecchi membri hanno lasciato perché impossibilitati ai tour a causa di lavoro e studi. Discutemmo la questione insieme e concludemmo che fosse una soluzione migliore che non avere problemi sul lavoro. Per cui ci siamo separati da amici e possiamo ancora bere insieme piuttosto di lasciarci con un cattivo karma. Con Jeroen, Hannes e Christian ero in contatto già da tempo e a fine 2007 li contattai, così in poche settimane la nuova line-up era pronta e tutti hanno riversato le loro energie negli Obscura: nessuna altra band, al momento. Hannes e Christian lasciarono i Necrophagist già in precedenza, quindi non abbiamo causato noi lo split.

La terza nuova entrata è appunto Jeroen Paul Thesseling. E’ una piacevole sorpresa trovarlo ancora interessato al metal. Ma essendo lui olandese ci si chiede come riusciate a organizzare la vostra attività.

Con Jeroen sono in contatto dal 2004 e discutevamo già una collaborazione per il debut album. Ha suonato per quindici anni in formazioni jazz e flamenco, nonché in un’orchestra di world music, ma qualche tempo fa ha sentito il bisogno di tornare al progressive death. Noialtri tre proviamo ogni settimana a Nuremberg e Jeroen vola da noi se ci sono concerti o registrazioni. Funziona molto bene, perché scriviamo tutti i pezzi con Guitar Pro. Così tutti possono prepararsi a casa e sapere esattamente cosa suonare live.

Ecco, la composizione: se una rock band essenzialmente concatena una sequenza di riff, com’è il processo creativo e soprattutto la comunicazione delle idee negli Obscura? Si parla di lavoro perlopiù individuale o collettivo?

Dipende, il più l’abbiamo scritto io e Hannes, Christian ha portato una canzone e Jeroen a parte le sue linee di basso ha fornito alcune buone idee per il pezzo strumentale e la titletrack. Generalmente scriviamo tutto con Guitar Pro e condividiamo via mail, così tutti possono aggiungere parti e arrangiamenti. Non siamo una jam band che crea in sala prove, per noi non è proprio possibile.

Veniamo alla vostra etichetta, la Relapse. Che impressioni ne avete? E’ da notare che hanno un roster perlopiù americano ed è rimarchevole che vi abbiamo messi sotto contratto.

E’ successo tutto alla vecchia maniera: un promo con tre pezzi – poi finiti sull’album – inviato alle etichette potenzialmente interessate. Alla fine abbiamo scelto la Relapse tra quattro offerte, e non lo rimpiangiamo. Hanno fatto un lavoro fantastico e ogni giorno si sente e vede che supportano la musica che amano. Ti senti sicuro di avere l’attenzione necessaria a fare il passo successivo.

La Relapse è molto forte a livello di promozione e tour nel Nordamerica ma molto meno in Europa, il che potrebbe essere sia buono che cattivo per voi, una band europea ma in un genere certamente dotato di appeal sul mercato americano.

Mah, vedremo, la Relapse sta spingendo moltissimo il disco e siamo pronti per un nuovo tour europeo. Certo la Relapse è più presente negli USA ma non lo vedo negativamente: abbiamo l’opportunità di suonare là con Cannibal Corpse, The Faceless e Neuraxis in aprile e maggio, perciò non è poi così male!

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