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Classifica 2008 rock/pop/electro

Melodie e rumori per un 2008 con e senza chitarre

di Marco Delsoldato ~ 13/01/2009

classifica generaleLa curiosa tradizione della play list di fine anno è piacere (per chi la scrive: spesso) e tedio (per chi la legge e non è d’accordo: quasi sempre). Eppure è una tradizione e se ci tocca restare a tavola sei ore con parenti ed affini (fra eventuali comparsate alla tombola  e fittizi regali da servizio per la Vita InDiretta), non sarà una colpa eccessiva perdere dieci minuti in una parziale (mai esaustiva ed assolutamente di parte) rivisitazione dell’anno appena trascorso. Ecco, quindi, la presunta area redazionale rock, pop, derivati esperimenti e compagnia danzante (ma anche ferma e silenziosa) di Kronic pronta a dire la sua. Con tante lacune e qualche sorpresa.

classifica metalSeguendo una filosofia molto “tre punti alla vittoria, nessuno al pareggio, la sconfitta non esiste” i giurati (all’appello: Alessandro Bonetti, Roberto Bonfanti, Marco Delsoldato, Alberto Leone, Roberto Paviglianiti e Simone Varriale) hanno decretato poco seguendo la regola dell’accordo bipartisan, pur riuscendo ad evidenziare chi, nel 2008, un suo perché lo ha avuto. Ed allora un Matt Elliott splendido nella sua canonicità (sempre che lui possa averla) guadagna la palma d’oro kronica, spiazzando rigurgiti concreti della Bristol che fu (il ritorno dei Portishead, un Tricky decisamente convincente). Resta, doveroso, l’amore per l’emotività narcolettica (quei Gregor Samsa qui sempre apprezzati), attraversata da derive post consolidate (Mogwai e Silver Mt.Zion) e cantautorato sopraffino (Micah P. Hinson). Alcune sorprese? Su tutte l’ancestralità degli ottimi Our Brother The Native  Non manca l’Italia, con Le Luci Della Centrale Elettrica del Vasco Brondi ormai orgoglio nazionale e quegli Offlaga Disco Pax più da maglia azzurra che da Cavriaghese, mentre altri hanno avuto singole citazioni comunque degne di nota (Baustelle, Afterhours, Cesare Basile, Paolo Benvegnù e 24 Grana).

Indicati, ma penalizzati dalla filosofia imperante, alcuni nomi da copertina (Notwist, R.E.M., American Music Club, Why?, Nick Cave), altri di culto  (Gutter Twins, Evangelista, David Grubbs, Damien Jurado, Dr.Dog), qualcuno destinato alle classifiche future (I Heart Hiroshima, Bon Iver, Arrows) ed uno che nelle classifiche dovrebbe esserci per diritto divino (Vic Chesnutt). Molti, lo sappiamo, i dimenticati, ma qualcuno direbbe che già troppi sono i selezionati. Pertanto questa è la nostra opinione del 2009. Assolutamente non condivisibile.

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1) Matt Elliott – Howling Songs

Ed alla fine è ancora poesia da nuovo millennio conscio. Poesia isolata e solitaria. Nell'intimo rabbiosa, urgente e vivida per la personale commozione (e comprensione).

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2) Portishead – Third

Un disco che sembra nato per stupire con effetti speciali tipo “ooh, il nuovo corso dei Portishead”. Eppure, un disco che non potremmo immaginare diverso, segno importante di un tempo vile e devastato, separato e incastrato con maestria lontano dai momenti (altrettanto vili e altrettanto devastati) da cui si erano mossi Beth Gibbons e soci quasi quindici anni fa.

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3) Tricky – Knowle West Boy

Sconsigliatissimo a chi ha il gusto sintonizzato su un solo genere musicale, o sull’intransigenza di qualche vacua sottocultura contemporanea.

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4) Gregor Samsa – Rest

Un`obliquità pallida, dove il crescendo non è mai enunciato, se non tramite una continua assuefazione alla narcolessia emotiva, vissuta da rintocchi ed accenni, più affine alla simbologia dei Low che dei Codeine.

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5) Le Luci Della Centrale Elettrica – Canzoni da Spiaggia Deturpata

Vasco Brondi, l’uomo dietro Le Luci, ha l’aria di uno che ha capito davvero qualcosa, o almeno, se non ha capito, descrive bene quelo che vede.

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6) Thee Silver Mt. Zion Memorial Orchestra & Tra-La-La Band – 13 Blues fcor Thirteen Moons

L`ennesima speranza offerta da chi, oggi, è molto più che una splendida eccezione del panorama musicale.

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7) Our Brother The Native – Make Amends, for We Are Merely Vessels

Un disco che va al di là delle definizioni e che esprime al tempo stesso, angoscia e tranquillità in un ossimoro inevitabile ma reale.

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8) Micah P. Hinson – And the Red Empire Orchestra

Non potendo ancora concludere la sua battaglia, Micah decide di conficcarsi per l`ennesima volta la musica nel cuore. Solo i movimenti sono leggermenti diversi, più curati e precisi. Ma ciò che conta è l`ipnotismo ed il nostro sguardo non ha alcuna intenzione di abbassarsi.

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9) Mogwai – The Hawk Is Howling

Nel marasma emozionale è esaltata (ancora) la personalità della scrittura, (ancora) la capacità di rendere istintivo il sentimento -alla faccia di chi lo giudicava annacquato-,  (ancora) la resa concreta dell’evocazione. E (ancora) chi criticava criticherà, più per testardaggine che per convinzione. Noi, lo avrete capito, stiamo bene. Ancora.

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10) Offlaga Disco Pax – Bachelite

E, tanto per i fan quanto per i detrattori, un disco del genere può solo rafforzare le posizioni. Per quanto ci riguarda, fa piacere constatare che, ad ora, gli Offlaga stanno comodamente vincendo due a zero.

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