Orgogliosissimo del mio nuovo iPhone, subito dopo aver provato, nell’ordine, a mandare una mail (qualche problema con la tastiera del touch screen: “coia, ti mkando qiuesta emaik fi prova”), un sms (“coia! sno qllo fella emaik fi prima!”) e scattato un paio di foto (effetto tombino: ma dov’è il flash?!), mi sono fatto prendere dall’horror vacui che 16 gigabyte di spazio vergine necessariamente comunicano e mi sono messo su Google a cercare di capire cosa fare con il Mostro.
Dopo varie peregrinazioni (lo jailbreakko o non lo jailbreakko? Ma soprattutto: cosa vuol dire jailbreakkare?), scarico da iTunes alcune applicazioni gratuite: quella per fare la spesa, quella per fare la spesa dal macellaio, quella per fare shopping in centro. La cifra consumistica del cliente iPhone è drammaticamente evidente, mi dico non senza senso di colpa. Ed è solo dopo aver appurato che queste applicazioni non rivoluzioneranno il mio approccio al sottofiletto che mi imbatto finalmente in
Shazam. Un software
geniale.
Scena 1. Siete in macchina. La radio trasmette quel pezzo che vi piace, che la voce ricorda un po’ quelli lì ma devono essere un altro gruppo, ed è sicuramente un pezzo degli anni Ottanta, anzi no, Novanta… scatta l’esigenza, devi assolutamente sapere chi sono, ma alla fine del pezzo parte la pubblicità e non un cane che dica cosa hanno mandato in onda. Mai un dj quando serve veramente.
Oppure, scena 2. Siete in un negozio di abbigliamento, state accompagnando la ragazza / fidanzata / moglie che in questo momento sta conversando con la commessa. In sottofondo parte una canzone, quella che avete già sentito in radio ma che poi non hanno detto il titolo, e vi dite ma senti che bel pezzo, ma chi sono, è sicuramente un pezzo degli anni Novanta, anzi no, Ottanta, e proprio quando il pezzo sta finendo e finalmente lo speaker sta dicendo “…erano i…” la vostra ragazza / fidanzata / moglie sbuca fuori dal vestibolo e grida “alloracomesto??”, e voi avete così perso il momento magico della rivelazione (lo smarrimento dipinto sul vostro volto verrà mal interpretato e anche stasera andrete in bianco).
E’ qui che interviene Shazam. Shazam è un’applicazione per i cellulari (non tutti i cellulari, ma nemmeno solo quelli melafonati) che registra una piccola porzione di canzone e sulla base di quel frammento vi restituisce titolo, autore, disco di origine, anno e vi dà pure l’immagine della copertina del disco. Un miracolo? Quasi. Perché funziona proprio così, è proprio così dannatamente semplice: un altoparlante da qualche parte trasmette un brano, voi puntate il cellulare in direzione di quello, lui registra, spedisce in rete, cerca in qualche mega database sonico e vi dà la risposta.
L’ho già provato una ventina di volte. In diciassette casi la risposta era corretta. Quanto agli altri tre, va detto che il ragazzo (Shazam, s’intende) è un tipo un po’ commerciale, e quindi “Whoracle” degli In Flames non l’ha riconosciuta. E quanto a “Russia On Ice” dei Porcupine Tree va a sua discolpa che che l’ambiente affollato e rumoroso non aiutava. Ma non ha avuto problemi su Peter Gabriel, Oasis, Linkin Park, Pink, persino gli Ozric Tentacles.
Sempre più stupefatto dal potente mezzo, ho provato ad autoregistrarmi mentre cantavo col mio migliore accento del New Jersey “Born In The USA”, ma Shazzy (ormai siamo in confindenza) si dev’essere accorto che non ero il Boss, e quindi picche. Una defaillance fastidiosa, ma tutto sommato comprensibile.
Esiste una
versione gratuita (Shazam) e una a pagamento (ShazamID) che ha delle funzionalità in più, anche se non essenziali. La versione gratuita funziona altrettanto bene, vi dà la possibilità di scaricare video di YouTube dell’artista trovato e addirittura di comprare i brani su iTunes. Ed esiste anche un’
applicazione Shazam su Facebook, così potrete fare i brillanti anche con i vostri compagni dell’asilo.