Lei si chiama Sara Lucas ed ha una voce urticante che potrebbe ricordare la prima Shannon Wright. La chitarra (screziata, sporca) è di Ryan Seaton, indispensabile ed intransigente nel deviarsi dal cantato della compagna di viaggio, per rendere sempre (e comunque) caracollante il concetto di canzone. Un concetto un po’ ubriaco.
I Callers sono loro due e “Fortune” è il loro esordio discografico. Esordio sui generis viste le (svariate) esperienze precedenti di entrambi, utili anche a conoscere personaggi destinati a diventare collaboratori del progetto: dalla batteria e i fiati di Don Godwin (visceralità jazz su ogni centimetro di pelle) al basso e alle percussioni Gus Martin (timido solo in apparenza). Una somma di individualità, in breve, diventata gruppo, per una musica cantautorale in cui il folk sa rendersi enigmatico e quasi sacrale (“Debris”), se non ritmico ed emotivamente intenso (“More Than Right”) o, ancora, accogliente ed ingannevolmente formale (“Rone”).
In assoluto, tuttavia, è la fasulla destrutturazione (spesso evocativa) dei brani a colpire, attraverso tinte grumose definite da cornici di vecchio legno scheggiato. E qui non occorrono restauratori.