Boris
Smile
Hard-psichedelia mon amourA due anni da “Pink”, il disco che ha portato definitivamente i Boris in occidente e ne ha consacrato il nuovo corso sommariamente post-rock, “Smile” appare sin dal titolo come il momento irripetibile di tirare le somme sulla direzione del japanoise.
Coni Boredoms ormai felicemente abbandonati a sfornare capolavori tra incastri ritmici, sembra molto più importante capire quali siano le intenzioni di un gruppo che è riuscito, con il disco precedente, a dare una prospettiva nuova al metallo made in Japan (per quanto esista una masterizzazione giapponese che pare sia ancora più noise oriented). “Flower Sun Rain” parte un po’ fiacca e giocata su tempi di incastro tra distorsione e voce non impeccabili, anche se chiude con la brutalità necessaria. Seguono alcune tracce rapide più legate al passato della band, con “BUZZ-IN”, “Laser Beam” e “Statement” che faranno sicuramente piacere a tutti i fan dei Boris più spediti e diretti.
E poi parte il trittico di pienezza e gloria post, tra la compostezza di “My Neighbor Satan”, le distorsioni incontrollate di “KA RE HA TE TA SA KI - No Ones Greve” fino al doom critico dell’”untitled”, tra conferme ovvie e speranze mai sedate di rritrovarli forti e coesi come in “Pink”. Perché alla fine il capolavoro della band giapponese è già passato, questo è (solo) un gran disco, forse leggermente discontinuo, che può essere preludio per una nuova riscoperta o per una onesta carriera di qualità. Tanto, alla fine, nessuno riesce a rendere unico e personale l’hard rock tanto quanto loro.