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Kip Winger - From The Moon To The Sun
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From The Moon To The Sun

di Riccardo Osti ~ 13/05/2008
Viaggio allucinante (in positivo)
C’è stato un tempo in cui Kip Winger faceva davvero impressione. Fondatore della band omonima con risultati di grande spessore, produttore di ottimi album (uno su tutti “Raise Your Fist And Yell di Alice Cooper), musicista richiesto da molti artisti… Insomma, un equivalente dell’attuale Dennis Ward. Poi, il grunge, problemi personali, e anche per il buon Kip si è fatto buio all’improvviso. Ciò non gli ha impedito di lavorare anche nell’oscurità con gente del calibro di Jordan Ruddess e di realizzare album solisti, l’ultimo dei quali l’eccellente “Songs From The Ocean Floor” risalente addirittura a sette anni fa. Alla fine, la luce, o meglio, la Frontiers: anticipato dal piccolo capolavoro degli Xcarnation “Grounded” (in cui Winger appare al fianco del genietto turco Cenk Eroglu) esce “IV” a nome Winger (con lo stesso Eroglu in formazione) e l’orizzonte si rasserena; ora giunge a destinazione questo “From The Moon To The Sun” a ribadire che la salute di Kip è perfettamente ristabilita, addirittura vigorosa.

Non pensate di trovarvi di fronte ad un album simile a quelli della band madre, però. Lo splendore dei migliori Winger si mostra pienamente all’inizio del CD con una “Every Story Told” che, attualmente, ritengo la miglior canzone di questo 2008, caratterizzata da un chorus che molti musicisti si sognerebbero di comporre; poi il genio di Winger si libera nell’etere e pesca dalle influenze dei Fates Warning (“Nothing”) e degli ultimi Pink Floyd (“Pages And Pages”) due brani di grande sensibilità, assemblati alla grande grazie all’aiuto degli eccellenti musicisti che compaiono nell’album (su tutti, Alan Pasqua, i batteristi Rod Morgenstein e Ken Mary, il già citato Eroglu). E poi, l’imprevedibile, il brano che mai penseresti di sentire in un album di un musicista hard rock, quel “Ghost” che si risolve in una composizione per pianoforte, violino e arpa che si riallaccia a certe composizioni di Bela Bartok: in pratica, arte allo stato puro.

C’è spazio ancora per sussulti emozionanti, come “In Your Eyes Another Life” (tra Sting e “Trilogy” degli EL&P) e la settantiana “Runaway”, prima di un sensibile calo ispirativo che porta alla conclusione di un lavoro che, comunque, eleva Kip Winger al rango di musicista di caratura superiore alla media e che si impone come uno dei momenti musicali più emozionanti dell’anno in corso. Da avere assolutamente… senza paraocchi, però!

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Mustasch
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Doomriders
Darkness Come Alive
Blackwood Creek
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Spin Gallery
Embrace

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si dice sul forum...

Credo che “Songs From The Ocean Floor” sia il migliore disco che Sting abbia mai inciso...
di Angelo Manganello il 13/05/2008 19.46.32

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