This Will Destroy You
This Will Destroy You
Conferme auspicateIl nostro Alessandro Bonetti aveva visto lungo recensendo "Young Mountain". Il Texas, dopo gli Explosions In The Sky, si confermava terra fertile per il miglior post rock e i This Will Destroy You ne erano la nuova dimostrazione. Ora, arrivato l`album omonimo, questa, che poteva anche essere una semplice speranza, diviene pragmatica certezza, senza alcun velo a nasconderla.
L`intimità e la passione delle derive strumentali più urgenti, sommate ad una scrittura musicale consapevole, esaltano (ancora) quel concetto di musica che molti si ostinano a definire superata. Con la solita regola, che il revival dipende dalla mode e quindi i cloni di X vanno bene senza stare poi a spiegarne il perchè. Di tutto ciò, grazie ad un sano illuminismo, i TWDY se ne fregano altamente, proseguendo un percorso destinato a chi cerca la bellezza e non la tendenza.
Gli intarsi elettronici dell`incipit ("A Three-Legged Workhorse") non celano l`ardente melodia chitarristica compagna di una batteria maestra del genere ed intransigente nel ricercare il doveroso spazio. Ed è da qui, dalle prime battute quasi flebili, che inizia un tragitto intollerante per emotività caracollante ed incerta, solitaria quando sfiora l`ambient ("Valle Del Rifugio"), estasiante nell`addentrarsi nell`anima (" Threads", "Leather Wings") e commovente nel ricreare il vero concetto di crescendo ("The Mighty Rio Grande").
Così si arriva verso la conclusione, inneggiando pacatamente a certa Islanda ("They Move On Tracks Of Never-Ending Light") per poi chiudere il cerchio nel manifesto ispirato di "Burial On The Presidio Banks", fra saliscendi fragili e caotici, illusori e drastici nell`ammettere la propria debolezza.
Ed allora, in questo caso, citare nomi come Mogwai, Sigur Ros, EITS e determinata fenomenologia Constellation non significa nostalgia di periodi passati, ma esaltazione nel rinnovamento e capacità compositiva affascinante. Oltre ogni definizione di genere e senza dubbio alcuno.