The Winchester Club
Britannia Triumphant
Intrecci incalzantiTre tracce per un totale di trentacinque minuti. Molti di voi già immagineranno dal rapporto tra minutaggio e numero complessivo di brani che stiamo parlando di post-rock, genere portato in auge in passato da gruppi come GY!BE e Mogwai. In effetti le formazioni appena menzionate appartengono allo stretto circolo di artisti da cui questo quintetto britannico ha tratto ispirazione per la stesura di questo disco, un album dalle atmosfere torbide e crepuscolari.
Percorrendo la ramificazione più emotiva del genere in questione, i The Winchester Club costruiscono con pazienza lunghe introduzioni che accumulano progressivamente una tensione strumentale che non esplode mai improvvisa, sfociando in una catarsi finale tanto spettacolare quanto prevedibile: questo è il caso di “Settle down”, nove minuti molto intensi che rasentano in più punti la claustrofobia. Le melodie circolari tracciate da chitarre e basso in “…but there is no space” raccontano di paesaggi lontani e mutamenti atmosferici, in un vortice soffocante di immagini e suggestioni.
Anche se scricchiolante in alcuni punti “Britannia Triumphant” si rivela una prova significativa per questo gruppo all’esordio, impreziosita dalla presenza di campionature vocali che completano un affresco sonoro sinistramente accogliente.