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Balmorhea

di Alessandro Bonetti ~ 23/06/2007
Emozioni semplici ma intense
Nel variegato mondo della musica strumentale non è frequente imbattersi in formazioni che fanno a meno di basso e batteria. L’handicap principale è quello di perdere quella profondità che spesso permette di sopperire alla mancanza di vocals. Il caso specifico dei Balmorhea rappresenta la classica eccezione alla regola: il gruppo si avvale di pianoforte, chitarre e banjo, confezionando un disco intriso di momenti speciali.

Il trio texano guida l’ascoltatore in una passeggiata verso paesaggi familiari e placidi, atmosfere classicheggianti su cui si sviluppa una fragile bellezza fatta di accordi delicati, melodie sensuali che si mescolano a frammenti malinconici di attimi dispersi nel tempo e nello spazio. Molto vicina al post-rock da camera, la musica di “Balmorhea” trascende le generiche classificazioni grazie ad un’impostazione che cerca di mantenere le distanze da una scena musicale restia ad innovazioni, disegnando personalissima traiettorie sonore caratterizzate da un perfetto bilanciamento strumentale.

Poco più di quaranta minuti rilassanti, molto omogenei ma non altrettanto monotoni, al termine dei quali restano le memorie di un passato lontano catturato dai delicati arpeggi delle nove tracce proposte. Minuetti romantici che lasciano il cuore in un estatico languore.

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