Sylvan
Presets
Quando il prog diventa easy listeningI Sylvan potrebbero essere un gruppo di giovani americani da poco usciti dal college, il cui pop-rock suona come una versione evoluta di quello che spopola tra gli adolescenti statunitensi. Di aspetti che possono ricordare i Nickelback o i Radiohead ce ne sono, quindi l`ipotesi sembra più che solida.
I Sylvan, invece, sono cinque tedeschi che, con questo, danno alle stampe il loro sesto album. Le loro radici sono nel progressive, tanto che di complicazioni strumentali qualcuna se ne trova, così come di influenze di certi Marillion o Pink Floyd.
In realtà, la sostanza di questo disco sta nel mezzo. E va anche un po` oltre. Difatti "Presets" abbraccia un appeal commerciale che potrebbe essere proprio di fenomeni esplosivamente commerciali come i Keane, risultando una raccolta di brevi pezzi di sognante pop-rock dalla forte carica fascinatrice. Certo, questa scelta porta i Sylvan lontani dal buon successo di "Posthumous Silence", concept più prettamente prog composto in contemporanea a questo disco nel corso del 2006, ma svela i segreti del loro scrigno musicale ad un pubblico potenzialmente sconfinato.
"Presets" è un piacere per qualsiasi taglio di ascoltatori, con il suo gusto melodico sopra la media, con la sua voce sempre carezzevole, con la sua struggente carica melanconica. L`unica scelta che potrebbe alla lunga non giovare alla sua persistenza sui piatti dello stereo è la separazione piuttosto netta tra l`accennata componente prog, condensata in gran parte nella traccia finale e in altre rare oasi, e il songwriting più snello della gran parte dei brani, che lentamente scivolano l`uno sull`altro dando l`impressione di somigliarsi più del necessario.