Near Death Experience
Threshold Of Consciousness
Un gioiellino da esportareQuesto disco è una bomba, uno dei lavori più convincenti che l’underground tricolore abbia saputo partorire negli ultimi tempi. Ovvio l’italietta dei sospetti sarà pronta a gettare un po’ di fango per inficiarne il valore o più semplicemente per controbilanciare lodi eccessive e faziose, ma chi se ne frega! A tal proposito ricordatevi sempre la regola numero 1: fidarsi solo del proprio udito.
Registrato presso i Soundfarm Studio di Gianluca Molè (Glacial Fear) e mixato a Spoleto negli HWK Industries Studios, ‘Threshold Of Consciousness’ può vantare collaborazioni di spicco come Emil Bandiera (Death SS) e Gianluca Ferro (Time Machine) che – a ben vedere - rappresentano e costitusicono (“solo”) la classica “ciliegina sulla torta” . Il disco, infatti, sorprende per energia, maturità ed indole sperimentale. Anche il talento non è da sottovalutare in quanto i Near Death Experience non si limitano ad essere la sbiadita copia di Nevermore e Pantera (due nomi indicati per rendere l`idea di un insolito ibrido a metà strada tra power americano e thrash), anzi mostrano una spiccata personalità che confluisce in una sorprendentemente varietà dei singoli brani. Brani strutturati in modo equilibrato ed intelligente dove energia e melodia si integrano alla perfezione, fatta eccezione per l’inquietante intro ‘Suffering First’ e la conclusiva ‘Nightocean’ con cui la band predilige congedarsi dai suoi ascoltatori sulle note di un piano regalando così una sorta di tocco romantico-malinconico.
Difficile trovare difetti in un disco travolgente per dinamicità, ricchezza di idee e soluzioni tecniche. Sarà sufficiente perdersi nei meandri aggressivi dell’accoppiata vincente ‘Paintherapy’ e ‘Threshold Of Consciousness’ per rendersene conto, come del resto nell’andamento riflessivo ed arioso di ‘Building Ruin’, nell’avvolgente ritornello di ‘E.S.P.’ o infine nella “panteriana” ‘Clepsydra’. Anche la durata (40 minuti circa) appare consona alla potenzialità del disco, evitando di dilungarsi troppo e rischiare di far intravedere una ripetitività di cui non c’è traccia!