Shine
Does It Make You Smile?
Un triste splendoreSì, ci fa accennare un leggero sorriso. Questo ennesimo lavoro autoprodotto dei romani Shine, preludio a un`opera sulla lunga distanza prevista per questo mese di Marzo, si fa davvero apprezzare. Nonostante rimangano forti i richiami a mostri sacri del pop (se vogliamo) come Jeff Buckley, gli Shine hanno un suono compatto, determinato e convincente. Malinconico quel tanto da risultare affascinante e appiccicoso, scorrevole e voglioso di essere ascoltato più e più volte dall`inizio alla fine.
L`attacco è vivace come "The Passenger" di Iggy Pop, "Music Press" ci culla invece con un incedere non troppo rassicurante, "Close to the Ground" ritorna su di una vivacità di sottofondo simile a quella iniziale, che potrebbe essere quella dei Clash privati del reggae, e stende su di essa un corposo manto di lacrime accennate come quelle del bimbo di copertina.
È un piacere, a questo punto, ricominciare il ciclo dei tre pezzi, innamorandosene un po` e sperando che i loro successori possano ricordare solo ed esclusivamente i nostri Shine.