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Neal Morse - Sola Scriptura
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Sola Scriptura

di Riccardo Osti ~ 01/03/2007
Padre Neal, l`eretico.
E pensare che quando Neal Morse lasciò gli Spock’s Beard per seguire la via tracciata dalla folgorante conversione religiosa che lo aveva colpito avevamo paura di aver perso uno dei migliori songwriter di rock progressivo degli anni ’90… Quattro anni, quattro album, e tutti qualitativamente sopraffini! Un primato che ha ben pochi rivali, considerato che, come già avevo sottolineato nell’introduzione al precedente “?”, il ritmo compositivo con gli Spock’s non era certo a questi livelli.

Ora Neal si cimenta con un nuovo concept su un’altra tematica strettamente connessa con la religione: l’eresia. Per questo ci racconta la vicenda dell’eretico per eccellenza, quel Martin Lutero che diede vita al Protestantesimo e al primo concreto scisma dalla Chiesa Cattolica. Ma “Sola Scriptura” è soprattutto una grande metafora su crisi spirituale e ricongiungimento a Dio, elemento molto più affine alla esperienza personale di Morse, il quale si avvale ancora dei servigi di un Mike Portnoy in grande spolvero dietro le pelli e della maestria di Paul Gilbert alla chitarra che valorizza un lavoro già di per se ottimo.

Per quanto riguarda in senso stretto la componente musicale, Neal si avvicina ulteriormente allo stile degli Spock’s Beard e dei Transatlantic riducendo sensibilmente le parti più intimiste per concentrarsi su vorticosi arabeschi sonori che riprendono le gesta virtuosistiche di Yes, Genesis ed Emerson Lake & Palmer. “Sola Scriptura” è diviso in tre corpose suites e un lungo intermezzo cantato (al pari di “Bridge Across Forever” dei già citati Transatlantic) di cui sembra estremamente limitativo descriverne i particolari vista la necessità di assaporare nell’insieme le varie composizioni. Vorrei sottolineare solamente l’estrema varietà di umori presenti nella prima suite (“The Door”), seguiti da sonorità più aggressive che aprono la seconda (“The Conflict”), le quali si interrompono per un interludio dalle atmosfere latine (”Two Down, One To Go”). Prima di giungere alla terza suite che riprende in parte i temi della prima inserendoli in un contesto sonoro di più ampio respiro (“The Conclusion”), è doveroso segnalare come la power ballad “Heaven In My Heart” mostri ancora una volta un Neal Morse estremamente motivato e in una forma compositivo/esecutiva splendida.

E a noi, ancora una volta, non rimane che rendere grazie.

Di recente, nello stesso genere:

Ajalon
This Good Place
Transatlantic
The Whirlwind
Mastedon
3
Astra (USA)
The Weirding

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