Dilatazione
Too Emotional For Maths
Crepuscoli emotiviPuri, ma non imberbi, crescono, dopo un demo (“Fotogrammi”, del 2002) apprezzato da determinata critica specializzata e figlio di una passione cinematografica mai rinnegata, solo spostata verso territori post rock prima osservati su una piantina e poi visitati con certa consapevolezza.
I Dilatazione, una volta un trio, oggi in quattro e protetti in sede di produzione da Amaury Cambuzat, si buttano definitivamente nella mischia, sapendo in partenza, immaginiamo, come la loro proposta possa essere superficialmente catalogata nelle svariate emulazioni di chi, certa musica, l’avrebbe già descritta in passato.
Eppure così non è, perché se appare legittimo citare i rimandi a certa America da medaglia d’oro (alcuni silenzi slintiani, dinamiche care al Jeff Mueller sia nei June Of 44 che negli Shipping News, romanticismo chitarristico alla Explosions In The Sky) , altrettanto doveroso è evidenziare l’impatto stilistico fra derive math ed arpeggi delicati, per un impressionismo nostalgico nel pragmatismo di base. Circolarità non fine a se stessa, intrusioni di fiati ad alta impronta cinematica (languida, si intende), costruzione trattenuta anche nei crescendo, fortuna nel poter sfruttare la voce dello stesso Cambuzat con malinconica efficacia: tutto è giocato sui toni della dilatazione (tocca scriverlo) implosiva anche quando urgente ed emozionale.
Ed allora chiameranno (e abbiamo chiamato) in causa diversi nomi del mondo post rock, ma nel concreto i Dilatazione hanno già una propria personalità e la sola colpa, se così preferite chiamarla, è identificarsi in certo sentimentalismo estremo.