AA. VV.
Kings Of Techno
Il bignami della techno secondo i luminariDella serie “Kings Of” la Rapster non ha sbagliato mezzo colpo. Destreggiandosi tra house, funk, hip hop, jazz e diggin l’etichetta inglese ha messo al proprio servizio solo pezzi da novanta dello specifico settore, per tracciare un profilo storico dei generi in questione.
A questo giro tocca alla techno e il gioco si ripete. Un set ad opera di Laurent Garnier, l’altro in mano a Carl Craig. Ovvero, come giocare sul sicuro. Beh, nemmeno tanto, se consideriamo che su venti pezzi di techno in senso stretto se ne sente giusto nei classici di Jeff Mills, Arpanet, BFC e dello stesso Carl Craig selezionati dal dj francese, il quale li ha inseriti però all’interno di un percorso filologico nella storia del sound di Detroit. Si parte dal punk degli Stooges e si finisce nell’hip hop contemporaneo di Dabrye, pssando per il soul (Aretha Franklin) e il funk (“Temptations, Funkadelic”).
Ancora più particolare la scelta di Carl Craig, che partendo dai Visage e finendo dalle parti di Yello, Art Of Noise, Capricorn e Black Dog esplora origini e primordi del genere, almeno nella sua concezione più prettamente europea. Scelta sicuramente rigorosa, ma probabilmente meno godibile. Comunque ne fa parte anche il nostro Alex Robotnik. Ne siamo fieri. Anche se non è questo il capitolo più riuscito della premiata serie “Kings Of”.