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Ed Harcourt - The beautiful lie
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Heavenly / EMI
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The beautiful lie

di Claudio Sambusida ~ 15/09/2006
Late night partner.
Ed Harcourt è probabilmente uno dei migliori e maggiormente bistrattati cantautori britannici di questi ultimi anni; capace di scrivere cinque album nel giro di altrettanti anni, ed ognuno, va sottolineato innanzitutto per la precisione, di differente aspetto e caratterizzato da una peculiarità sempre nuova, Harcourt ha sempre ottenuto ben poco sia dalla stampa che dalla distribuzione – in passato alcuni suo episodi discografici sono stati di difficile reperibilità -, perfino in terra natia.

“The beautiful lie” è un lavoro che distanzia nuovamente di moltissimo il precedente “Strangers”, che peraltro soffriva talvolta di una innocente leggerezza compositiva, andando a colmare qualunque lacuna attanagliasse per l`appunto i precedenti capitoli: così raccogliamo il testimone con “Whirlwind in D minor”, che ci riporta direttamente tra le braccia il sapore più tipico della genialità dell` Harcourt del passato, e successivamente attraversando passaggi quasi unicamente acustici – ma sempre impreziositi dal pregevole tratto vintage che sostiene costantemente la sua cupa vocalità -, come “You only call me when you`re drunk”, stupenda, e “Late night partner”, malinconica e tagliente, a dimostrare come sia sufficiente una buona idea ben costruita e una voce catartica a scrivere una buona canzone.

Come detto precedentemente, “The beautiful lie” è livido e corposo e negli arrangiamenti e nella scelta produttiva, toccando il profumo dello spiritual di mezzo secolo fa e oltre (come in “Until tomorrow then”) e stupendo talora per la duttilità musicale di Harcourt (“Scatterbraine” è girotondo da circo, che affascina per coraggio ed ecletticità compositiva), sino ad accarezzare la tristezza ed il commiato sentimentale ed esistenziale tra le note di “Rain on the pretty ones”, semplicemente favolosa; e che dire di “I am the drug” o “Braille”? Che sono state scritte per essere conosciute, per essere parte di noi.

E` senza dubbio un album di non immediato approccio, di approfondimento, come anche di apprendimento, di classe, a dimostrare che la melodia pop inglese può essere sapiente, e che aldilà della classifiche alle quali i Coldplay ci hanno abituato esistono realtà non meno affini ma decisamente esclusive. Concedetegli attenzione.

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