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Capulet - The world is a tragic place, but there is grace all around us...
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The world is a tragic place, but there is grace all around us...

di Alessandro Bonetti ~ 13/06/2006
Repetita iuvant
Anche questa volta centro per la motivesounds recordings, etichetta indipendente inglese che ha prodotto un´altra opera interessante nell´ampio e variegato panorama musicale britannico. Il nome Capulet risulta senza dubbio sconosciuto al pubblico italiano. È un quartetto formatosi nel 2004 e comprende, tra gli altri, nella line-up il bassista degli Oceansize che qui invece suona la batteria. Senza troppi giri di parole, la loro proposta ricade a pieno nella definizione post-rock.

Sicuramente la band vince il premio per il titolo più lungo dell’anno (titolo completo: "The world is a tragic place, but there is grace all around us, so attend to the grace") : una caratteristica piuttosto comune in questo genere musicale, dove i titoli degli album o dei brani spesso hanno lunghezze chilometriche. Tuttavia, nonostante le similitudini con altri gruppi, i Capulet riescono a distinguersi in maniera rimarcabile nell´affollato calderone post rock.

La struttura dei brani non si snoda lungo il classico quiet-loud-quiet. I Capulet non propongono mai melodie scontate, sono alla costante ricerca di un equilibrio spesso instabile, come alchimisti medievali interessati alla creazione della pietra filosofale. La struttura intricata delle composizioni regala ad ogni nuovo ascolto un accordo, un suono che prima era sfuggito. I quattro musicisti non sfruttano mai il suono fino a prosciugarlo completamente, le schitarrate non vengono mai suonate fino all´esaurimento della melodia stessa.

La parte centrale del disco è costituita dalle ultime due composizioni. “No Time Spoke The Clocks” riassume la musica dei Capulet: per quasi undici minuti si assiste a un continuo cambio di ritmo, fanno capolino diverse influenze, dagli Explosions in the sky agli ultimi Mogwai ai Youthmovie Soundtrack Strategies. Le note di “Champ” disegnano un’atmosfera malinconica che di colpo svanisce sotto gli attacchi del basso e della batteria, come un vento impetuoso che spazza via le nubi di un cielo completamente grigio. Vengono alla mente le sonorità dei mai troppo rimpianti Migala di “La increible aventura”. Davvero un esordio coi fiocchi.

Di recente, nello stesso genere:

Jesu
Opiate Sun EP
Vlor
Six-Winged
Aarktica
In Sea
The Album Leaf
A Chorus of Storytellers

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