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Mind`s Eye - Walking On H2O
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Walking On H2O

di Riccardo Osti ~ 23/02/2006
Gradito ritorno dei progsters tedeschi, ma ripetersi non è facile.
Dopo un’attesa di quattro anni tornano i Mind’s Eye di Andreas Novak, gruppo prog di elevata caratura tecnica unita ad un profondo senso della melodia e dell’immediatezza. “Walking on H2O” conferma le caratteristiche peculiari del gruppo attraverso brani caratterizzati da arrangiamenti ben studiati e da aperture sonore di impatto non indifferente, il tutto a sostenere un concept sull’evoluzione umana e sul rapporto tra uomo, scienza e religione.

Già dalla iniziale “A rabbit in the hat” i Mind’s Eye danno l’impressione di essere ispirati e il brano, dinamico e di rapida assimilazione nonostante la particolare complessità strutturale, si sviluppa al pari di composizioni dei più noti Enchant ed Everon. Le stesse caratteristiche animano “Equally immortal”, mentre “Mrs. Clair Voyance” denota maggiori spigolosità che l’avvicinano a certe cose dei Threshold. Il valido songwriting alla base di “Sahara in a hourglass” (gran titolo) con i suoi rimandi arabeggianti e la sua struttura ritmica vivacissima è l’ulteriore segnale che i Mind’s Eye hanno voluto prendersi il tempo necessario per assemblare al meglio le proprie idee, così come gli squarci sinfonici e i cori pieni di “Out of my system” sono spia di una cura attenta negli arrangiamenti.

La discreta “Umbrellas under the sun” richiama alla memoria Electric Light Orchestra e Saga, per l’approccio più orientato verso il pomp rock rispetto al prog, mentre “Sacred rules” e “The Nazca lines” tornano sulle orme dei Threshold perdendoci in originalità compositiva e risultando più asettiche. Ci pensa la breve strumentale “Flight of the A.Unna.Ki” a rialzare le quotazioni dell’album con sonorità che ricordano i Magellan e la sensazione di una maggior coscienza di sé prosegue nella successiva “Heal my karma” che riporta finalmente ai fasti di “A work of art”. La sinfonica e rilassante “When I whisper” ha il compito di introdurre la lunga “Poseidon says”, prova di forza della band che in undici minuti passa da sonorità acustiche dell’incipt ad una successiva cavalcata dalle tonalità epiche che ricorda ancora una volta ciò che di buono hanno saputo fare in passato gli Everon.

Un album dignitoso, dunque, che nonostante la discutibile lunghezza e qualche caduta di tono, ha le carte per rivaleggiare con i nomi più altisonanti della scena prog rock attuale, anche se dagli autori di un must come “A work of art”, in quattro anni era lecito attendersi qualcosina in più.

Di recente, nello stesso genere:

Ajalon
This Good Place
Transatlantic
The Whirlwind
Mastedon
3
Astra (USA)
The Weirding

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