Concept
The Divine Cage
In cerca di un’uscita dalla gabbiaAmbizioso concept di stampo drammatico per la band nostrana, giocato sul rapporto tra personaggi umani e personificati (prigioniero e gabbia), che plasma un album di power arioso, dalle robuste iniezioni progressive di ascendenza Dream Theater.
Il cantante, non esageratamente personale, padroneggia tuttavia con sicurezza un’ampia gamma di tonalità; la preparazione dei singoli è molto solida, e il genere ben si presta a metterla in evidenza (con sobrietà). Si fanno apprezzare i suoni relativamente “solari”, se così si può dire, delle parti più veloci (“New Perspectives”, “Out Of Fashion”), a cui donano un buon brio. In “Changeover” si tenta anche un inserto in italiano, che non ci sta male; sull’inglese c’è invece da dire che, seppur formalmente corretto, andrebbe migliorato, in quanto appare un po’ semplicistico e macchinoso, poco anglosassone. Sarebbe bene cercare di personalizzare maggiormente le classiche sincopi ritmiche e il fraseggio fortemente alla Dream Theater di chitarra e tastiera, così da liberare le ambientazioni progressive dal gravoso spettro dei modelli.
Il concept obbligatoriamente condiziona alcuni episodi a livello strutturale, e “A Fate Worse Than Death” risulta un po’ lungo per reggere appieno i suoi otto minuti; la formale solidità dell’opera si scontra talvolta con le secche del formalismo, del già sentito (inevitabilmente del resto), così che alcuni episodi, verso la fine, perdono in intensità. Le premesse non sono cattive, e si spera che la maturazione porti i Concept fuori dalla gabbia delle loro influenze.