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Oh Me Oh My...

di Federico Tozzi ~ 14/03/2003
Il canto dei dimenticati da dio
Devendra Banhart è un ragazzo di poco più di vent’anni. E’ nato in Texas e si è messo a viaggiare per l’America. E’ tornato negli States e ha pensato di spedire un nastro a M. Gira. Il risultato è davanti ai vostri occhi. Un album dal titolo folle (“Oh me oh my...the way the day by the sun is setting dogs are dreaming lovesongs of the christmas spirit”) che rappresenta al meglio la tradizione del loser americano. Una chitarra, un fruscio continuo e una voce allucinata che canta la storia di chi è sempre vissuto ai margini. Immaginate la realtà degradata descritta negli anni da scrittori come Cormac McCarthy (soprattutto “Figlio di Dio”), aggiungetevi i personaggi cari a Korine (in particolare “Julien Donkey Boy”) e avrete un quadro dell’ambiente in cui vive Devandra Banhart.

Più che vere canzoni, sono bozze, sospiri e lamenti: brevissime, senza una vera struttura e costruite spesso a caso, pronte a squarciare il cielo di romanticismo e nostalgia, come a urlare disagio. “Oh Me Oh My...” riesce a mettere davanti agli occhi l’ambiente e la vita. Riesce a far vedere un ragazzo sedersi per strada con in mano un cartoccio che nasconde una pinta di whisky e bere per poi cantare, steccare e fare il buffone. Riesce a farcelo scoprire sdraiato in un prato a guardare le nuvole o le stelle e commuoversi di nostalgia. Riesce a farci capire il suo bisogno di affetto che ricorda molto la scena della “telefonata alla madre” di Julien. Riesce, soprattutto, a disegnare uno spettro di emozioni sincere, che stregano per quanto sanno essere vere.

Difficile, a volte fastidioso e sguaiato, a tratti divertente e ironico o disinteressato a quello che lo circonda, “Oh Me Oh My...” tocca e fa rivivere il canto di un loser, sporco, volgare, ma umano.
Il sole che batte, un sorso di whisky a bruciare la gola e gli occhi a guardare questo bastardo di mondo che non accenna a cambiare.

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