Diario segreto di un chitarrista
L`axe-hero dei Moonlight Comedy si confessa a Kronic
chi
Simone Fiorletta
testuali parole
"Non è un titolo dato per caso ma è esattamente ciò che questo album contiene e cioè gli appunti di un anno della mia vita messi in chiave musicale."
Conversare con Simone Fioretta è stata un’esperienza davvero appagante perché, proprio come nella sua musica, è una persona trasparente, che non limita le proprie emozioni né lesina entusiasmo nel parlare del proprio amore per la musica. Arrivato al suo terzo, ottimo, album, il chitarrista dei Moonlight’s Comedy ci racconta della realizzazione della sua ultima fatica, dei temi che la caratterizzano e del suo modo di vivere il mestiere di chitarrista, il tutto con la disponibilità e la cortesia tipica delle ‘belle persone’.
Simone, raccontami qualcosa di questo tuo terzo album…
Questo album racconta essenzialmente delle emozioni che mi circondano e che ho provato in maniera significativa durante l’anno di lavoro che ha portato alla sua realizzazione. Nei brani che lo compongono cerco di paralare di me, di come sono, di quello che vorrei e degli affetti che mi circondano. Prendi “A Day In California”, ad esempio: altro non è che la rappresentazione in musica della mia grande voglia di andare in California. Ancora più significativa è “Welcome, Anita!”, dedicata alla nascita della figlia di mio cugino nata durante la realizzazione dell’album e che ho tenuto a battesimo come padrino. Ancora, “Three Minutes To Dream” è incentrata sul fatto che con il mio lavoro riesco a stare poco tempo assieme alla mia ragazza sebbene dividiamo la stessa casa. Come vedi, “My Secret Diary” non è un titolo dato per caso ma è esattamente ciò che questo album contiene e cioè gli appunti di un anno della mia vita messi in chiave musicale.
Cosa spinge un chitarrista di una giovane band in piena evoluzione a pubblicare un lavoro solista dopo un album così recente della stessa?
È difficile rispondere. Per quanto mi riguarda è stato qualcosa di assolutamente naturale. Nei Moonlight’s Comedy componiamo tutti assieme e ogni canzone è frutto della fusione di personalità musicali diverse. Qui ci sono solo io, questa è la mia musica e a livello personale è tutta un’altra cosa. È un’esigenza che un musicista sente di avere ad un certo punto della propria carriera.
Come ti sei trovato con i musicisti che hanno contribuito alla realizzazione dell’album?
Premesso che nel processo di composizione dei brani il responsabile assoluto è il sottoscritto, solitamente per gli arrangiamenti lascio molto spazio ai musicisti che mi accompagnano. In questo caso sono stato attorniato da professionisti eccezionali. In particolare, Andrea De Paoli, oltre ad essere un tastierista coi fiocchi, è un ragazzo simpaticissimo e tra noi è nata una grande amicizia, tanto che, o per telefono o per sms, ci sentiamo praticamente tutti i giorni. Tony Lotta, poi, ha una grande carriera di batterista alle spalle con grandi musicisti, uno su tutti Sting. Quello che è sorprendente però sono la grande umanità e la sua disponibilità: ha 45 anni ma ne dimostra almeno venti di meno, ha una vitalità incredibile. Pensa che mi chiama “nipotino” (ride, N.d.R.).
Le influenze che hai mostrato in “My Secret Diary” vanno da sonorità mediterranee, alla fusion al rock classico, progressivo e, naturalmente, ai Moonlight’s Comedy. Ma quale di queste è più vicina alla tua personalità di chitarrista?
A priori il rock, perché è la musica con cui sono cresciuto ma non mi pongo alcun pregiudizio verso uno stile o un altro. Quando scrivo una melodia non pianifico praticamente nulla e non decido prima di tutto a che stile deve appartenere o a cosa deve assomigliare. La mia musica nasce così, dal mio stato d’animo, dai miei pensieri e prende forme diverse a seconda di come mi va di svilupparla in quel particolare momento.
Hai incontrato particolari difficoltà nel realizzare “My secret diary”?
Assolutamente no. Tu pensa che tra composizione, realizzazione e produzione finale ho impiegato solamente un anno, un tempo quasi record, considerato anche l’album dei Moonlight’s Comedy in mezzo e il fatto che ho dovuto spostarmi in diverse città italiane e d’Europa per registrare. Forse “Borderline” mi ha causato qualche problemino in fase di stesura delle idee, ma mi è bastata una passeggiata per riordinare il tutto e realizzarla così coma la senti.
Cosa ne pensano i tuoi compagni dei Moonlight’s Comedy?
È piaciuto a tutti e questo mi da molta soddisfazione. La cosa era comunque prevedibile dato che mi hanno seguito nella realizzazione dell’album e buona parte dei pezzi più o meno la conoscevano già prima dell’uscita visto che me li hanno sentiti spesso suonare in studio.
Tu fai parte di una etichetta che punta essenzialmente sui virtuosi della chitarra. Ma quanto conta realmente il virtuosismo per evidenziare la reale personalità di un chitarrista?
Per quanto mi riguarda, poco o niente. Mi spiego: non ce l’ho con i vari virtuosi della chitarra, ma nel mio caso specifico conta la ‘forma-canzone’ e non le scale fatte a velocità vorticose. Oggi sembra che i giovani chitarristi facciano a gara a chi è più tecnico. Io credo che bisogna prima di tutto saper esprimere il proprio animo musicale e arrivare all’animo dell’ascoltatore. In questo contesto, Satriani per me è il migliore in assoluto perché usa la musica per trasmettere emozioni e non per stupire con gesti pirotecnici che il più delle volte non servono a nulla..
Quale musicista o gruppo della Lion ti ha impressionato maggiormente?
Milan Polak è un musicista che stimo moltissimo e anche Martone è un vero mostro con la chitarra. Oggi è comunque difficile trovare un gruppo che suoni realmente male, sono tutti molto preparati tecnicamente. La questione rimane sempre se ci sia o meno il feeling.
Un accenno alla strumentazione che usi di solito in studio e on stage…
Bene o male sono gli strumenti che utilizzo in studio e sul palco sono gli stessi. Possiedo un amplificatore Carvin a 4 coni con un rack DigiTech; in più, in studio mi avvalgo della presenza di un computer che mi da una grossa mano in fase realizzativa. La mia chitarra di sempre è una Jim Reed di cui sono anche endorser. Possiedo anche due Fender, una Stratocaster e una Telecaster e due Ibanez, di cui una nuovissima a 8 corde che mi sto studiando per bene e che utilizzerò nel prossimo album dei Moonlight’s Comedy dove vorremmo inserire alcune novità stilistiche che per il momento non ti svelo ma che lasceranno molti a bocca aperta.