I nuovi esistenzialisti del rock teatrale
Cosa si nasconde dietro il trucco e la maschera di cera?
chi
io?drama
testuali parole
"Il momento creativo è un’esperienza catartica, ma anche di ricerca. Libera dalle paure, ma dona anche qualcosa"
La loro messinscena esistenzialista è costantemente sopra le righe ma la maturità compositiva sottostante e la prepotente personalità fanno del loro esordio “Nient’Altro Che Madrigali” una delle migliori nuove proposte italiche dell’anno in corso. L’istrionico frontman che li guida ha il physique du role del teatrante nato, un piccolo, giovane Gassman del rock, convinto di avere una missione creativa da compiere nel troppo omogeneo mondo del rock alternativo
Signore e signori, ecco a voi gli Io?Drama!
Va in scena Fabrizio Pollio
Perché avete scelto il riferimento ai madrigali per il vostro disco di esordio? Avete una particolare attrazione per il periodo medievale?
Che io sappia nessuno di noi ha una passione per il medioevo, ma il madrigale racchiudeva in sé una definizione e una piccola provocazione. Il madrigale è in lingua volgare, è nato in Italia e vuole essere cantato. Stanchi di questo autodefinirsi di stile e di genere, abbiamo dichiarato che ciò che facciamo è vecchio 700 anni. Così non ci pensiamo più e al massimo lo fa la critica.
E allora ecco domanda di rito del “bravo” critico. Quali sono le vostre estrazioni musicali ed vostri principali riferimenti sonori?
Veniamo tutti da percorsi differenti: rock alternativo, jazz, classica, post rock, elettronica e chi più ne ha più ne metta. Rispondere a questa domanda è davvero difficile. Però ci piace molto scambiarci opinioni e titoli di dischi interessanti. Ci piace contaminarci a vicenda e questo accade anche in fase creativa. Divoriamo musica e la viviamo con passione, a prescindere.
In molti vi accostano ai Muse ma io non riesco a scorgere particolari attinenze. Piuttosto, per la potenza simbolica delle liriche mi sembra possibile un paragone con i CSI di “Linea Gotica”; cosa ne pensate e qual è la vostra opinione di Ferretti e soci?
Mi fa molto piacere questa domanda! I Muse sono una delle band che stimo di più, ma non li ritrovo più di tanto in ciò che facciamo. Per quanto riguarda i CSI… beh che dire… hanno uno spessore davvero raro e un fascino indescrivibile. Nonostante siano arrivati nelle mie cuffiette dopo tantissime altre band, ho capito subito che se fai rock in Italia, con loro ti ci devi confrontare per forza. Ed è un vero piacere.
Negli ultimi tempi sembra si stia sviluppando in Italia una nuova scena musicale teatrale e drammatica che comprende, oltre a voi, altri gruppi come Il Teatro degli Orrori di Capovilla. Li conoscete? Cosa pensate di avere in comune?
Li ho scoperti da poco e apprezzo la loro genuinità. Raccontano storie, vogliono comunicare e non si fanno problemi ad essere “cattivi” a modo loro. La musica è potente e il cantato è ben interpretato. Questa cosa la considero molto importante. Non sopporto le interpretazioni fredde. Sul perché di questa teatralità diffusa potrei avere delle teorie, ma per ora preferisco osservare.
Siete arrivati al disco di esordio con una grande fama dal vivo. Come vi sentite sul palco rispetto alla registrazione in studio? Com’è il vostro rapporto con il pubblico?
Il live è il live. Ci diverte e ci emoziona. E ci diverte suonare anche quando le condizioni lo impediscono. Ricordo una volta un concerto con una sola cassa da pochissimi watt, che funzionava da spia e da cassa per il pubblico. Non si sentiva niente ma eravamo ugualmente soddisfatti. La registrazione è altrettanto emozionante, ma spero che col tempo riusciremo a trasportare su disco ciò che ci piace dare dal vivo. Coi Madrigali non emerge abbastanza ma ci lavoreremo su. Adoriamo il nostro pubblico, è energia allo stato puro. Grazie ragazzi!
Gli archi sono ormai entrati a pieno diritto nella strumentazione rock. Nel vostro caso il violino diventa però realmente protagonista. Quali sono le motivazioni di questa scelta?
In realtà è uno strumento come altri. L’abbiamo voluto dall’inizio e non ci è mai saltato in testa di usarlo solo come arrangiamento. Ci viene spontaneo. Siamo in cinque, ognuno di noi fa il suo senza farsi troppe domande.
Come nascono i vostri testi? Il momento creativo è per voi realmente un’esperienza catartica?
Nascono e basta. In mille modi, ma nascono… Comunque sì, è un’esperienza catartica, ma anche di ricerca. Libera dalle paure, ma dona anche qualcosa. Sembra strano, lo so, ma a volte la mente si espande ad una nuova dimensione solo dopo aver ordinato i pensieri in altri modi. Non so come dire: l’istinto ti porta a scrivere una canzone, la canzone ti porta a capirti. Non è sempre così, ma capita.
Chi/che cosa è realmente Morgana e cosa rappresenta per voi?
Scrissi “Morgana Dorme” a 16 anni, ricordandomi di quando, a 11 anni, stetti per un paio d’ore davanti al corpo di un mio coetaneo morto di malattia. Ricordo gli occhi chiusi e il vuoto. La sera ci fu il rosario con tutto il paese attorno al letto. Lui emetteva silenzio e pace; una sensazione strana, che a 11 anni nemmeno riuscivo a afferrare del tutto. Il fascino dell’aldilà ce l’abbiamo dentro e a me ha cambiato la vita. Morgana è la prima canzone che scrissi, con gli unici tre accordi di chitarra che avevo imparato. Morgana è l’incarnazione del fascino della fine.
Ne “Il Testamento di un Pagliaccio” cantate “come sono io voi non lo saprete mai, perchè cambio io voi non capireste mai, dietro questo trucco e questa maschera di cera nessuno di voi saprà mai ciò che si cela”.
La domanda provocatoria nasce spontanea …. E’ solamente tutta una messa in scena quella degli Io?Drama oppure credete realmente fino in fondo in ciò che fate?
A questa domanda è inutile rispondere a parole. Cercheremo di farlo emergere dai gesti.