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L`amante nascosto

L`amante nascosto

Musica poetica e carezzevole per un cantautore italo-tedesco affascinato dal romanticismo

di Marco Delsoldato ~ 20/06/2007
chi
Gabriel Sternberg
testuali parole
"Cerco di trovare qualcosa che possa essere universale e senza tempo. Qualcosa che accade nel cuore di ogni essere umano, sempre e comunque. Come i sentimenti"
Un personaggio a parte, Gabriel Sternberg. Uno che, rubandogli le parole, vorrebbe rimanenere nascosto, come un amante segreto da possedere con forte gelosia. Lontano dalle frenesie attuali, alla ricerca di una fragilità restia alla claustrofobia di questi periodi. In breve, un musicista da serbare caro

Ci racconti chi è Gabriel Sternberg?
Uhm… Iniziamo subito con la domanda più difficile… Credo che Gabriel Sternberg sia semplicemente un ragazzo normale che ha deciso di aprire il suo animo agli altri. Ed ha scelto di farlo attraverso la musica.

Vivi a Milano, ma hai origini tedesche. Questa miscela ha in qualche modo influenzato la tua musica?
Sicuramente queste due componenti hanno molto a che fare con la mia persona, così come le mie composizioni. Ed esse risentono indubbiamente di questo binomio. Ma non credo che questo abbia influito in maniera così rilevante. Voglio dire, le mie canzoni nascono da qualcosa che si trova dentro di me e da stati d’animo molto personali che poco hanno a che fare con l’ambiente che mi circonda. Posso affermare con certezza che sarebbero potute essere scritte in qualsiasi luogo.

Dal tuo primo lavoro, “Silent Days”, a “Endless Night” cosa è cambiato?
In realtà non è cambiato poi molto. La principale differenza è stata soprattutto nell’approccio alla registrazione, trattandosi nel primo caso di una autoproduzione. Mentre per “Endless Night” ho dovuto confrontarmi con altre persone. Ma il “mood” è rimasto lo stesso.

Nell’album si odono i sentori di paesaggi mitteleuropei. Cosa ti affascina di questi luoghi?
Nella mia mente i luoghi ai quali ti riferisci sono rappresentati dal sud della Baviera, dove la natura viene fortunatamente considerata una risorsa e lo sviluppo dell’uomo cerca di muoversi nel rispetto della stessa. Ogni volta che trascorro del tempo da quelle parti mi sento felice ed in armonia con me stesso e, forse stupido da dire, anche un po’ speciale.

E’ palese una narcolessia nell’impostazione, uno slow core trattenuto ed emozionale. Quanto credi questo atteggiamento possa coinvolgere in una società frenetica e modaiola come la nostra?
Uhm, ecco… Come ti ho detto le mie canzoni tendono a rispecchiare quello che c’è dentro di me. Ed io ho un fondamentale bisogno di pace e tranquillità. Spero che chi decida di ascoltare un mio album lo faccia in modo consapevole, proprio con il desiderio di ricercare un attimo di pausa per rilassarsi e riflettere. Sapere di volersi ritagliare del tempo solo per se stessi, a casa. Non riesco ad immaginare un ascolto in macchina, in mezzo al traffico. Oppure circondato da altra gente. La mia musica è troppo fragile, soffocherebbe…

Quindi cosa c’è nel tuo immaginario?
Cerco di trovare qualcosa che possa essere universale e senza tempo. Qualcosa che accade nel cuore di ogni essere umano, sempre e comunque. Come i sentimenti, che non cambiano mai. Credo che, per esempio, l’amore che si può provare oggi per una persona non possa essere poi così tanto diverso da ciò che si sentiva cento anni fa. Almeno da quello che mi capita di leggere nelle poesie e che trovo in generale nella letteratura. Anche se in realtà non parlo solo dell’amore, ma di qualcosa di ancora più profondo. Di quello stato di semi-incoscienza dal quale emerge la vera essenza di ognuno di noi, come nel sonno o nella morte. E’ molto idealistico, lo so.

La produzione l’hai affidata a Christian Alati. Come vi siete incontrati e quanto pensi abbia dato di suo al disco? Conoscevi alcuni dei suoi lavori precedenti?
L’incontro con Christian Alati è avvenuto tramite la Canebagnato Records. Anche l’ascolto dei suoi lavori è stato successivo al nostro incontro. E mi hanno molto impressionato. E’ un ottimo fonico e penso che sia stata una valida esperienza lavorare con lui. A differenza del primo disco, per il quale registrai tutte le tracce in maniera “casalinga”, in questo caso mi sono ritrovato a lavorare in maniera estremamente professionale. Penso che Christian sia un grande professionista che rispetta l’artista e non cerca mai di prendere il sopravvento quando si tratta di decidere.

Ed il rapporto con la Canebagnato come è nato?
Quando ho iniziato a spedire le copie di “Silent Days” che avevo deciso di destinare alle labels, ben poche sono state consegnate in Italia. La maggior parte erano indirizzate ad etichette tedesche od austriache e, giuro, mai avrei pensato di suscitare qualche interesse qui. Invece dopo qualche settimana ho ricevuto un sincero apprezzamento da Nicola Manfredi, fondatore della Canebagnato Records. Così, dopo averlo invitato con Christian a partecipare ad una delle mie ormai famose “bedroom gigs”, siamo rimasti in contatto fino alla decisione di lavorare insieme a questo progetto. E devo ammettere che con entrambi, oltre ad un rapporto esclusivamente professionale, è nata anche una bella amicizia.

Fra Germania ed Italia vedi, nella presunta scena indipendente, delle differenze?
Per quanto riguarda la mia esperienza personale, posso dire di non aver trovato grosse differenze tra chi ascolta un certo tipo di musica. Forse il principale problema qui in Italia è che invece ci sono poche persone che decidono di scommettere su produzioni indipendenti e quindi all’apparenza non convenzionali. E’ per questo poi che chi cerca determinate cose, deve farlo all’estero.

Il futuro prossimo di Gabriel?
Beh, vediamo… Domani, per esempio, dovrò essere al lavoro…! Musicalmente parlando invece, con l’inizio dell’autunno dovrebbero intensificarsi i concerti per promuovere il disco. Credo proprio che saranno prevalentemente in Lombardia, anche se mi piacerebbe suonare in Germania. A questo proposito, proprio qualche giorno fa, mio zio Günther (!) si è offerto di provare ad interpellare qualche locale della zona. Vedremo. In realtà, rimango comunque sempre affascinato dal fatto di venire scoperto per caso, in modo che si possa pensare di avermi soltanto per sé, nascosto da tutti, quasi come un amante del quale si è irrimediabilmente gelosi…

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recensioni

Gabriel Sternberg
Endless Night
(2007)
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