
Entombed
chi
Entombed
+ Arkenemy, Stigma
dove
Milano, Transilvania Live
quando
2004-09-24
Entombed
Swedish church of satanology
Direttamente dalla storia del death metal gli svedesi Entombed approdano al (semideserto) Transilvania Live di Milano per la seconda data italiana del tour di “Inferno”, col quale celebrano l’anniversario dei loro quindici anni di attività. Ad aprire il loro concerto due pregevoli band italiane, gli Stigma e i sorprendenti, quanto furiosi, Arkenemy.
I piemontesi Stigma propongono una miscela abbastanza convincente di death-core, caratterizzata da ritmiche acuminate e veloci e da un buon growl. Il tutto è mescolato ad accelerazioni brutal e stacchi improvvisi di matrice hardcore. Il risultato, sebbene ancora poco maturo negli esiti, si rivela discretamente piacevole e, nonostante la cover poco riuscita degli At The Gates che propone in chiusura di performance, la giovane band di Cuneo sembra decisamente promettente.
E’ dunque la volta dei comaschi Arkenemy i quali, impossessandosi del palco con l’imponente figura del vocalist Udo e l’altera glacialità (da me molto apprezzata) della chitarrista Eliana, danno vita a un’eccellente esibizione. La band presenta brani dall’ultimo lavoro, “Believe In Myself”, in cui alla pesantezza ritmica (egregio il drumming) e alla violenza del cantato (poco growl, peccato!) si fonde un death melodico decisamente tecnico e intelligente.
Nell’intervallo non perdo tempo e ne approfitto per scambiare quattro chiacchiere con i ragazzi svedesi del merchandise e con il nuovo bassista degli Entombed, Nico Elgstrand, al quale provo, senza successo (forse avrei dovuto offrirgli una birra?), a chiedere anticipazioni sulla scaletta.
Tra pochi ma agguerriti fan e con un sottofondo da messa nera ha inizio la performance degli Entombed. La voce ruvida e selvaggia del leggendario Petrov (il quale, tra l’altro, indossa un’appropriatissima t-shirt della “Curch Of Satanology”) ci corrode con i brani sulfurei e marci tratti dall’ultimo disco: la infetta “Incinerator”, la scomposta “The Fix Is In” (che ricorda tanto qualcosa dei Ministry), “Retaliation” e la slayeriana “Descent To Inferno”.
Il rozzo death’n’roll degli Entombed, forgiato su atmosfere plumbee, riff granitici e decadenti assoli sabbathiani, ci accompagna nelle possenti distorsioni di alcuni classici tratti dal “Wolverine Blues”(disco che segna senza dubbio l’apoteosi del loro sound): la possente “Demon”, sorretta da accordi puliti e dinamici, in cui la voce inumana e camaleontica di Petrov ingloba letteralmente il brano, e gli straordinari cavalli di battaglia “Full Of Hell” e “Hollowman” che ricordano, a chi lo avesse scordato, che cosa è il vero death metal. Il nuovo bassista, sebbene scateni l’inferno sul palco, non si dimostra preciso quanto il suo mitico predecessore Lars Rosenberg; tuttavia le chitarre di Alex Hellid e Uffe Cederlund (molto misurati durante l’esibizione), risultano sempre estremamente coordinate, veloci e grezzissime. Non può ovviamente mancare “But Life Goes On” (titolo del loro primo demo con nome “Entombed”), che ricrea le incontaminate ed intoccabili atmosfere di “Left Hand Path”.
Ci inchiniamo dinanzi alla performance degli Entombed che con questo ritorno in grande stile nella dimensione live (al di là dei giudizi tecnici sugli esiti discografici) confermano il loro trademark nordico di musicisti genuini, istintivi ed incredibilmente potenti.
(FOTO di Simona Conte)